TRIPPLUS_LA MADONNA DELLA STRADA_foto

Il 24 maggio, mese che la Chiesa dedica in modo particolare alla Madonna, ricorre la festa di Santa Maria Ausiliatrice, istituita dal Servo di Dio Pio VII il 15 settembre 1815 e fissata nella suddetta data in ricordo del suo trionfale rientro a Roma (24 maggio 1814) dopo la dura prigionia sotto Napoleone a Fontainebleau. In origine la festa era limitata alla Chiesa di Roma ma fu presto adottata dalle diocesi toscane (1816) e poi estesa alla Chiesa universale. La propagazione di questa devozione è da attribuire a San Giovanni Bosco (1815-1888), che la scelse come patrona principale della famiglia salesiana tanto che, nel 1862, iniziò a edificare nel rione torinese di Valdocco una basilica dedicata a Santa Maria Ausiliatrice, cui fece seguito, su iniziativa dei Salesiani di Roma, l’erezione di una basilica con lo stesso titolo lungo la via Tuscolana.

A Roma è diffusa però un’altra devozione mariana che ricorre nella stessa data del 24 maggio: la Madonna della Strada, legata ad un dipinto, oggi custodito all’interno della chiesa gesuita del Ss. Nome di Gesù all’Argentina, nota come Chiesa del Gesù. Secondo un recente restauro si tratta di un affresco staccato da un muro esterno su cui era stato eseguito.

Nell’opera, che si può collocare tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XIV, sono raffigurati la Vergine Maria e il Bambino ma la mano destra della Madonna non indica il Figlio: è rivolta verso il basso e potrebbe indicare qualcosa o qualcuno affrescato nella parte sottostante, oggi non più visibile, probabilmente un committente. Iconograficamente ricorda il mosaico absidale della basilica romana di Santa Maria in Domnica: se ciò fosse vero l’immagine sacra potrebbe appartenere ad un affresco dalle dimensioni maggiori di quelle attuali di cui poi, nel taglio del muro eseguito nella prima metà del ’500, venne salvata solo la raffigurazione della Madonna con Bambino, sacrificando il resto dell’opera. Al di là di questa teoria, rimane comunque l’intenzione dell’autore di voler rappresentare una Madonna come dispensatrice e mediatrice di grazie, con il braccio destro disteso e la mano aperta verso chi osserva l’immagine, mentre si rivolge al popolo al quale presenta il proprio Figlio, come unica verità a cui guardare. Il Bambino è raffigurato nell’atto di benedire con la mano destra mentre con la mano sinistra tiene un volume. Entrambe le figure sono incoronate e sfoggiano una vistosa aureola dietro il capo. La Madonna indossa un manto marrone chiaro dal quale spunta una tunica bianca mentre il Bambino è rivestito di un mantello rosso, colore che fa riferimento al sangue e dunque al suo sacrificio redentivo sulla Croce e, per traslato, alla virtù cardinale della Carità, sopra una tunica verde che nella simbologia cristiana rappresenta invece un'altra virtù teologale: la Speranza.

Per conoscerne la provenienza bisogna risalire alla storia dell’area su cui fu edificata la suddetta chiesa, al cui interno è tuttora conservata. Il dato più lontano nel tempo, riguardante quest’edificio, risale al 1192, anno in cui compare la prima indicazione della chiesa intitolata a S. Maria de Astariis, probabilmente il sacello funebre della famiglia degli Astalli. Nei documenti seguenti il nome del tempio mutò prima in Santa Maria de stara e poi in Santa Maria de strata o Santa Maria della strada. Quest’area allora coincideva con il principale crocevia di collegamento tra la basilica di San Pietro e il Laterano e, proprio per il grande transito di persone, venne scelto da Sant’Ignazio di Loyola (1491-1566) per svolgere il proprio apostolato: il fondatore della Compagnia di Gesù e altri suoi confratelli affittarono infatti dalla famiglia Astalli una piccola casa come dimora, prospiciente il lato dell’attuale via dell’Aracoeli e adiacente la suddetta chiesa, che si affacciava sull’attuale piazza del Gesù. Qui Sant’Ignazio che, dai tempi della sua conversione, nutriva una forte devozione nei confronti della Vergine Maria, per tanti anni ha celebrato, insegnato il catechismo e ascoltato le confessioni. Nel 1541 papa Paolo III (1534-1549), con la bolla “Sacrosanctae Romanae Ecclesiae”, concesse “in perpetuo” Santa Maria della Strada e i relativi beni alla Compagnia di Gesù. Nel 1562 il cardinale Alessandro Farnese junior, nipote omonimo dello zio, il suddetto pontefice Paolo III (prima dell’elezione papale il cardinale Alessandro Farnese senior) invitò l’architetto Jacopo (o Giacomo) Barozzi, detto comunemente “Il Vignola”, dal borgo emiliano dove nacque (1507-1573), considerato il più importante architetto attivo a Roma in epoca manierista, a predisporre un progetto per una nuova chiesa, molto più grande e sontuosa. Nel 1568 si diede così inizio ai lavori durante i quali venne inglobata l’antica chiesa di Santa Maria degli Astalli, distrutta nel 1570. Per evitare che l’immagine della Madonna della Strada, probabilmente sovrastante in origine l’altare maggiore della stessa preesistente suddetta chiesa, andasse perduta nel corso della demolizione, venne tagliato parte del supporto murario su cui era stato realizzato l’affresco. Nel 1573, scomparso il Vignola, il cardinal Farnese junior nominò come successore all’esecuzione del progetto l’insigne architetto ticinese Giacomo della Porta (1532-1602) e dopo due anni, nel 1575, l’affresco della Madonna della Strada venne collocato dove ancora oggi è possibile vederlo.

Il sacello che oggi ospita questa effige mariana si trova precisamente nel capocroce della tribuna di sinistra, con l’accesso dalla parte sinistra del transetto ed è formato da un piccolo atrio munito di una balaustra di accesso e con un vano a pianta rotonda, iscritto dentro una croce greca. La cappella è completamente rivestita di marmi preziosi, per un costo totale di 2.100 scudi, donati da generose nobildonne romane le cui tombe si trovano tuttora all’interno dello stesso sacello. La realizzazione di questo oratorio è il frutto di un’interessante e inedita, per l’epoca, collaborazione tra il padre gesuita Giuseppe Valeriano o Valeriani (1542-1596) e il laico Scipione Pulzone (1544 circa-1598), entrambi artisti di buona qualità ma purtroppo quasi dimenticati e riscoperti solo nel secolo scorso. Il dialogo tra arte e fede sorto nel clima postridentino della Controriforma consentì la collaborazione tra un sacerdote e un laico. Il progetto iconografico è infatti del Valeriano ma Scipione con la sua mano ha “vestito” i personaggi, realizzando gli abiti.

Padre Giuseppe Valeriano nacque a L’Aquila da una famiglia sufficientemente agiata da potergli finanziare gli studi, ma di cui non si hanno notizie più precise. Stando ad alcune fonti la sua prima formazione ebbe luogo nello stesso capoluogo abruzzese, presso la locale bottega del maestro e concittadino Pompeo Cesura (1510 circa-1571) pittore, incisore e scultore che subì l’influsso del fiorentino Piero di Giovanni Bonaccorsi, detto Perino o Perin del Vaga (1501–1547), uno dei più insigni allievi di Raffaello Sanzio (1483-1520). Alla fine degli anni Sessanta del Cinquecento seguì il suo maestro a Roma dove ricevette anche una committenza per la pala dell’Ascensione che dà nome all’omonima cappella nella chiesa di Santo Spirito in Sassia.

L’altro artista, Scipione Pulzone, detto il Gaetano o anche Scipione Gaetano, dal borgo laziale di Gaeta in cui nacque, mosse probabilmente i primi passi nella pittura sotto la guida del padre stesso e ancora sedicenne, spinto dall’amore del bello e della gloria venne a Roma. Fortemente influenzato dalle scuole veneta e fiamminga e, in particolare, dal pittore veneziano Sebastiano Luciani, noto come Sebastiano del Piombo (1485–1547), grande amico di Michelangelo e rivale di Raffaello Sanzio, Scipione seppe elaborare uno stile originale e particolarmente efficace e fu molto apprezzato dalla committenza religiosa dell'età della Controriforma e, soprattutto, dai Gesuiti. A lui è anche attributo un dipinto a olio, dedicato alla Madonna della Divina Provvidenza, che fu realizzato in un passaggio voltato, situato a pochi metri da Campo de’ Fiori, chiamato “Passetto del Biscione” o “Arco di Grottapinta” e che oggi è una delle più note “madonnelle” di Roma.

Le pareti dell’atrio e della rotonda della Cappella della Madonna della Strada sono decorate in senso antiorario con sette tavole raffiguranti i sette misteri della vita della Vergine. La prima rappresentazione che incontriamo nell’atrio a destra è la Vergine Immacolata, l’ultima a sinistra è l’Assunzione: Maria è stata assunta in cielo, alla fine della sua vita terrena, perché è la prescelta Madre di Dio, preservata dal peccato originale fin dal primo istante della sua concezione. Al mezzo del ciclo troviamo Natività, Presentazione al Tempio, Sposalizio, Annunciazione e Visitazione. Questa unità nasce dall’unica fonte di ispirazione: il pensiero mariologico della Compagnia di Gesù, che si basa in particolare sugli scritti mariani di San Roberto Bellarmino, cardinale gesuita toscano (1542-1621) e Dottore della Chiesa.

Davanti all’effige della Madonna della Strada hanno sostato in preghiera altri grandi santi, tra cui Carlo Borromeo (1538-1584) e Filippo Neri (1515-1595). Particolarmente devoto fu anche il papa San Giovanni Paolo II (1920-2005), che nel 2003 ha sottoscritto un decreto emanato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti proclamando ufficialmente Santa Maria della Strada “Patrona dei Netturbini romani”.