Faithful attend the Regina Coeli prayer of Pope Francis from the balcony of the dome of St. Peter's Basilica at the Vatican, Vatican City , 01 June 2014. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Era un 18 novembre come oggi ma correva l’anno 1626: papa Urbano VIII consacrò con una solenne cerimonia la nuova basilica vaticana, la cui costruzione era iniziata ben 120 anni prima, nel 1506, con la posa della prima pietra per volontà di papa Giulio II. Tuttora la Chiesa Cattolica Apostolica Romana fa memoria in questo giorno della "Dedicazione delle Basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Paolo fuori le Mura", avvenuta, secondo la tradizione, nella stessa data, esattamente 1300 anni prima, ad opera di Silvestro I, allora Vescovo di Roma.

Quello storico giorno fu scelto anche per un’altra simbolica inaugurazione relativa allo stesso monumento: quella della cosiddetta “Palla Sacra”, in cima al “Cuppolone” che ancora oggi è uno dei simboli della Città Eterna.

Questa sfera, costituita da cinquanta lastre di bronzo con differenti dimensioni e laminata in oro – anche se questa scoperta venne sorprendentemente fatta solo nel 2005 dai “sanpietrini”, i custodi della basilica, in occasione del primo, storico “lavaggio”, durante i lavori di manutenzione e lucidatura – fu posta in loco un altro 18 novembre, in questo caso del 1593. A collocarla, insieme alla grande Croce, in cima alla cuspide, fu allora, per volontà di papa Clemente VIII, Giacomo della Porta, cui era stato affidato il compito di ultimare l’enorme calotta progettata da Michelangelo oltre trent’anni prima e rimasta incompiuta dopo la morte del grande maestro. I nomi dell’architetto ticinese e di suo figlio Paolo, incisi in latino, vennero alla luce in occasione di quella prima pulitura.

Visibile da lontano anche a diversi chilometri di distanza, questo sfavillante globo, posto immediatamente sotto alla sommità della cupola (136.57 metri alla croce), il punto più elevato mai raggiunto da un edificio a Roma, tanto che un’antica legge poneva il vincolo architettonico che nessuna costruzione potesse superarlo in altezza, sembra apparentemente di dimensioni ridotte. Salendo però fino alla balaustra esterna dalla cosiddetta “Loggia del lanternino” e poi, tramite una scaletta a perpendicolo alta sei metri, che consentiva di raggiungere uno strettissimo passaggio di soli 80 centimetri, era possibile accedere all’interno della palla che, contrariamente a quanto si possa credere, è cava e può persino contenere fino a dodici persone, addirittura venti se si stringono.

Il vaticanista Silvio Negro, veneto di nascita e studi ma romano d’adozione, uno dei più grandi esperti dell’Urbe, avendola sicuramente visitata, la descrive così in “Vaticano minore”, opera che nel 1936 gli valse il "Premio Bagutta": «Chi ci arriva si trova in un'atmosfera calda e inaspettatamente umida, in un ambiente rotondo di due metri di diametro, segnato tutto intorno da fessure che permettono di dare anche di lassù una sbirciatina al panorama». Queste fessure sono in totale quattro e ognuna aperta in corrispondenza di un punto cardinale.

Lo scrittore francese Charles de Lorbac racconta invece, in Saint-Pierre de Rome (1880), di un tedesco troppo robusto che rimase intrappolato davanti a lui, con il corpo per metà fuori e per metà dentro lo strettissimo pertugio. Per entrarvi, dunque, oltre ad avere un bacino non eccessivamente largo, bisogna, in ogni caso, non soffrire di vertigini o di claustrofobia. La sfera più alta di Roma ha anche avuto visitatori illustri: nel 1845 papa Gregorio XVI vi ospitò all’interno lo zar Nicola I Romanov al quale offrì un rinfresco mentre l’ultimo pontefice ad entrarvi fu Pio IX, la sera del 28 giugno 1847, alla vigilia della solennità dei Santi Pietro e Paolo, a quasi un anno esatto dalla sua elezione e incoronazione, prima di prendere parte ad un insolito banchetto sul tetto della basilica con cortigiani e prelati.

Numerose sono le persone note che provarono l’ebbrezza di accedervi, tra cui anche San Giovanni Bosco. L’ultimo sovrano ad inerpicarsi fino lassù per godere l’impareggiabile panorama è stato, alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, il Re di Spagna Alfonso XIII di Borbone, il quale, in seguito alla proclamazione della Seconda Repubblica Spagnola, si era trasferito a Roma, dove nel 1941 morì e fu originariamente sepolto nella chiesa di Santa Maria di Monserrato fino al 1980, quando la sua salma fece ritorno in patria.

La “salita alla palla”, come viene definita in gergo dai “sanpietrini”, non è più consentita da settant’anni, poiché sono circolati timori sulla stabilità della cupola, in seguito rivelatisi fondati. Allora, per maggior sicurezza, si decise di non far più accedere all’interno del sovrastante globo che però, è ancora lì, sospeso in una sorta di mistica giunzione tra cielo e terra, ad indicare simbolicamente e al contempo vegliare silenziosamente sulla tomba del Vicario di Cristo.