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Se percorriamo via Ostiense, nel suo tratto compreso nell’omonimo quartiere di Roma e alziamo lo sguardo, precisamente all’altezza del civico 427, all’incrocio con un altro antico tracciato stradale, la via Laurentina, noteremo un curioso bassorilievo, incastonato in un basso edificio di colore arancione e posto proprio sotto la targa odonomastica.

Questa placca marmorea raffigura una curiosa scena ma, per comprendere cosa in realtà rappresenti, bisogna abbassare la vista verso il marciapiede sottostante: vi scorgeremo un insolito scalino, realizzato in peperino con ormai pochissime tracce dell’originario rivestimento in travertino, e oggi mimetizzato completamente nell'ambiente urbano, tanto da sembrare apparentemente una porzione della stessa banchina stradale.

Se notiamo bene la scena raffigurata nel bassorilievo scorgiamo tre uomini di cui uno è intento a montare a cavallo, davanti ad una pedana con, all’interno, incisi la data del 29 luglio 1901 e il nome dello scultore, Augusto Sernicoli, che ha voluto persino riprodurre nella scena, in alto, sulla destra, la stessa lapide con il nome della via tuttora sovrastante l’artistica placca. Quella data coincide con il primo anniversario del regicidio di Umberto I, con la conseguente ascesa al trono del figlio, Vittorio Emanuele, allora Principe di Napoli, dove peraltro nacque.

Sappiamo che questi, a dispetto del titolo di “Sua Altezza Reale”, era piuttosto basso di statura (appena 153 centimetri) tanto da essere ironicamente soprannominato “Sciaboletta”. Verosimilmente dovrebbe essere pertanto proprio lui il personaggio intento a montare in sella. Già prima di diventare re aveva infatti l’abitudine di farsi accompagnare in automobile nei pressi della Basilica di San Paolo. Da qui, saliva poi, insieme ai suoi ospiti, a cavallo per raggiungere la tenuta estiva di Castelporziano, acquistata nel 1872 dal Regno d'Italia come luogo di rappresentanza, riserva di caccia e azienda agricola. La sua bassa statura non rendeva però semplice questa azione e allora, per agevolarlo, venne realizzato una sorta di predellino, diminuendo il dislivello con la sella e consentendogli così di montare a cavallo più facilmente: questa intelligente soluzione sarebbe da attribuire all’iniziativa del palafreniere Gianbattista Fortunato, probabilmente anch’egli immortalato nella scena tanto da essere identificato con l’uomo in piedi che tiene le briglie davanti al cavallo del sovrano.

Un gradino, apparentemente insignificante e ormai piuttosto consunto, che dunque ci rivela un’inusuale consuetudine che rimanda alla sfera privata addirittura di un Capo di Stato: una delle tante chicche che ancora ci regala incredibilmente Roma, miniera inesauribile di ricordi da recuperare tenendone viva la memoria.