TRIPPLUS_EMERENZIANA, GIOVANE MARTIRE ROMANA_foto

Nella data del 23 gennaio in quasi tutti i calendari cartacei troviamo scritto: “Santa Emerenziana martire”. Cosa si sa però di questa donna, di cui facciamo memoria ancora oggi? Partiamo innanzitutto dal suo nome, scarsamente diffuso, che deriverebbe, secondo l’ipotesi etimologica più diffusa, dal latino imperiale Emerentiana: si tratta in realtà di un patronimico basato sul termine “emerens” (“meritevole” o “che ha pienamento meritato”) ma altre fonti lo riconducono invece al greco “emeresia”, che deriva dalla parola “emera” (“giorno”), quindi “del giorno”, col significato traslato di “neonata” o “bambina”.

Emerenziana era proprio una giovanissima donna, di appena 12 o 13 anni, secondo quanto scritto nella Passio Sanctae Agnetis, testo agiografico del V sec. di autore incerto, basato sulla tradizione popolare, che racconta che tra lei e la ben più nota coetanea Agnese, una ragazza romana di famiglia patrizia, non vi era un legame di sangue: erano di fatto “sorelle di latte”, ovvero allattate dalla stessa nutrice. Quando Agnese fu uccisa per essersi convertita al Cristianesimo, Emerenziana, che non aveva ancor ricevuto il sacramento del Battesimo ma era solo catecumena, partecipò alle esequie dell’amica, durante le quali un'improvvisa aggressione da parte di intolleranti pagani disperse i cristiani accorsi per accompagnare Agnese alla sepoltura. Emerenziana, invece di fuggire, apostrofò coraggiosamente gli assalitori ma venne però lapidata e i genitori “adottivi” ne seppellirono il corpo nei pressi della loro proprietà, sulla via Nomentana. In questo racconto, però, gli unici elementi attendibili sono il nome della santa, il suo martirio, a prescindere dalla modalità, e la sua sepoltura nei pressi del sepolcro di Agnese. Non si conosce pertanto con esattezza né la data del martirio né l’anno anche se l’episodio sarebbe avvenuto, con buona probabilità, intorno al 304 d.C. durante l’ultima grande persecuzione contro i Cristiani, voluta dall’imperatore Diocleziano (244–313).

L’ignoto autore del V sec. che aggiunse alla Passio latina di Agnese un terzo capitolo, ritenuto poco attendibile, vi descrive anche il martirio di Emerenziana la quale, confessando il Signore, ricevette il cosiddetto “Battesimo di sangue”. Il Martirologio Geronimiano o gerolimiano (Martyrologium Hieronymianum), il più antico catalogo di martiri cristiani della Chiesa latina, erroneamente attribuito a San Girolamo (347-420), biblista, monaco e teologo cristiano originario dell’odierna Istria, ma il cui autore è un anonimo del V secolo, nella sua redazione più antica, inserisce Emerenziana in una lista di martiri di cui attesta la deposizione nella cosiddetta “Catacomba maggiore”, chiamata dalle fonti “Coemeterium Maius”, lungo la via Nomentana, nel moderno quartiere Trieste. La ragazza non sembra avere in realtà una posizione di particolare rilievo nell’elenco ma, grazie all'influsso della suddetta Passio latina, viene ad acquistare una preminenza, proprio perché la sua morte è strettamente legata a quella di Agnese, godendone la straordinaria popolarità. Per questo la commemorazione liturgica in suo onore viene fissata al 23 gennaio, due giorni dopo la memoria di Sant’Agnese, ed è registrata non solo nei codici tardivi del Geronimiano e in altre elencazioni di martiri ma è poi passata nel Messale e nella fonte di tutti i calendari liturgici, il Martirologio Romano, in cui è scritto testualmente: “A Roma sulla via Nomentana nel cimitero Maggiore, santa Emerenziana, martire”.

Questa giovane martire cristiana è raffigurata anche a Ravenna, nel ciclo musivo della basilica di Sant’Apollinare Nuovo, risalente alla prima metà del VI sec., dove spicca nella teoria delle vergini tra Santa Paolina e Santa Daria.

Nel VII secolo alcuni itinerari di pellegrini la ricordano tra i martiri del Coemeterium Maius, facendo menzione anche della piccola “basilica” eretta sul suo sepolcro e che doveva trovarsi all'inizio della zona cimiteriale, al livello del suolo: la stessa tomba che, in seguito, fu restaurata da papa Adriano I (772-795), secondo il Liber Pontificalis (in italiano Libro dei Papi), una raccolta ufficiale di biografie dei pontefici, presentate in serie cronologica a partire da San Pietro, la cui più antica redazione risale tra metà VI e inizio VII secolo.

Nel IX sec. le reliquie di Emerenziana vennero però traslate di qualche centinaio di metri, all’interno della basilica romana sorta a Roma, lungo la via Nomentana, sulla catacomba dove fu deposta la “sorella” Agnese. Nel 1615 Paolo V (1605-1621) fece racchiudere i corpi delle due giovanissime sante in una cassa d'argento che venne adagiata nella cripta sotto l'altare maggiore. Il corpo di Emerenziana fu però privato della testa, trasportata nel Sancta Sanctorum del Palazzo lateranense, ed ora conservata, secondo la tradizione, sempre a Roma, nella basilica di San Pietro in Vincoli mentre in un’altra chiesa romana, Santa Maria in Campitelli, tra le reliquie si troverebbe anche un dito della santa. La figura di Emerenziana è ricordata inoltre nella chiesa di S. Agnese in Agone, uno dei capolavori del barocco romano, che si affaccia su piazza Navona e che è stata edificata sopra le rovine del postribolo in cui sarebbe avvenuto il martirio della compagna di giochi Agnese: in uno degli altari laterali campeggia una grande pala marmorea raffigurante il martirio della giovane Emerenziana, opera di uno dei membri dell’equipe di artisti radunata a Roma dal maestro Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), il comasco Ercole Ferrata (1610-1686), e ultimata, nella parte superiore, da un suo allievo, il conterraneo Leonardo Retti (1666–1714).

Nella Città Eterna è stata, soprattutto, eretta ed inaugurata il 28 novembre 1942, mentre la Seconda Guerra Mondiale era in pieno svolgimento, una parrocchia dedicata ad Emerenziana, a poche centinaia di metri da dove riposano i suoi resti mortali: fu voluta e donata dal pontefice di allora, il romano Pio XII (1939-1958), e si affaccia sulla piazza antistante che ne ha preso il nome. All’interno di questa chiesa, realizzata in stile romanico modernizzato su disegno dell’architetto romano Tullio Rossi (1903–1995), i 523 metri quadrati della superficie absidale sono interamente ricoperti da un mosaico composto da oltre 12 tonnellate di tessere musive. L’opera, una delle più significative tra quelle che decorano le chiese moderne di Roma, è frutto del genio creativo del padre cappuccino Ugolino da Belluno, al secolo Silvio Alessandri (1919–2002), pittore e scultore italiano, ed è intitolata “Trionfo della Chiesa nel mondo”. Lo stesso padre Ugolino, membro della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra ha spiegato il significato della sua monumentale opera musiva: l’esaltazione della Chiesa, che dal basso verso l’alto, in una infinita tensione di volti e di mani protesi, tra cui ha inserito anche la figura di Sant’Emerenziana, s’incentra nel Cristo trasfigurato, che della Chiesa è origine, vita e compimento. Nella parte inferiore è invece raffigurata la chiesa pellegrinante, dove l’artista ha identificato alcuni personaggi, che ebbero particolare incidenza nella sua vita personale o nella storia contemporanea: tra questi spiccano il cardinale Luigi Traglia (1895–1977), nativo di Albano laziale e Vicario di Roma ma anche il noto presidente americano John Fitzgerald Kennedy (1917–1963) e persino l’attivista e pastore battista statunitense Martin Luther King (1929–1968), leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Il maestro francescano fu però fortemente criticato per aver inserito anche un esponente della Chiesa “protestante” tra il “popolo di Dio”.

La figura di Emerenziana è in realtà ricordata non solo a Roma ed in Italia. Al British Museum di Londra si può ammirare la cosiddetta “Coppa di Sant'Agnese” (in inglese “Saint Agnes Cup” o anche “Royal Gold Cup”, cioè “Coppa reale d'oro”): si tratta di un grosso calice, di epoca medioevale, realizzato in oro massiccio, e riccamente decorato con smalti e perle. Prende nome dal ciclo iconografico relativo alla storia di Sant'Agnese dove è raffigurato anche il martirio di Sant'Emerenziana. In Francia, invece, il culto di questa giovane martire è diffuso in diverse località: in particolare, nella contea dell’Anjou, esisteva nel XII sec. una cappella dedicata a lei e che il re Luigi XI dotò di alcune sue reliquie nel 1472. Alcune tardive leggende resero più efferato il martirio di Emerenziana raccontando che le fosse stato squarciato il ventre: la fanciulla romana è in effetti ancora oggi invocata, specialmente in Francia, contro il mal di pancia ed è considerata la protettrice di chi soffre di mal di stomaco e malattie intestinali. Emerenziana è infine venerata anche nella penisola iberica e, in particolare, nella città di Teruel, centro spagnolo nella comunità autonoma dell'Aragona, del quale è patrona.

A questa giovanissima donna così coraggiosa l’organista, direttore di coro e compositore torinese Federico Caudana (1878–1963) ha voluto persino dedicare ed intitolare un’azione lirico-drammatica in recitazione e canto, da lui composta nel 1934.

Emerenziana, dunque, oggi, in un mondo in cui purtroppo si registra un recrudescente e improvviso aumento dei casi di femmicidio, ci offre un mirabile esempio di virtù e di coraggio femminile e per questo, dopo tanti secoli, il suo eroico sacrificio e la sua testimonianza sono ancora degnamente oggetto di ricordo e ammirazione.