A pochi metri dalla Fontana di Trevi, percorrendo via di San Marcello, se prestiamo attenzione, possiamo imbatterci, in prossimità del numero civico 41b, nel più piccolo santuario mariano di Roma, edificato per conservare al suo interno un’immagine della Vergine Maria, ritenuta miracolosa.
Tutto ebbe inizio quando, intorno al 1690, la marchesa Alessandra Mellini, della nobile famiglia dei Muti Papazzurri Savorelli, donna di grande devozione mariana, commissionò al pittore bolognese Domenico Maria Muratori (1661-1742), da poco giunto a Roma, un’immagine raffigurante la Madonna. L’artista, autore tra l’altro, presso la basilica dei Santi Dodici Apostoli, della più grande pala d’altare dipinta di Roma, raffigurante il Martirio dei Ss. Filippo e Giacomo, le cui reliquie sono tuttora ivi conservate, realizzò l’opera ad olio su pietra di maiolica dal peso di quasi 40 kg, ispirandosi ad un’opera precedente di Giovanni Battista Salvi (1609 – 1685), detto il Sassoferrato dal natìo borgo marchigiano. Secondo una leggenda, nel 1696 questa immagine mariana mosse miracolosamente gli occhi e questo fatto prodigioso indusse la proprietaria del dipinto a posizionarlo nel vicolo da poco aperto, murandola sotto l’arco di collegamento di due palazzi gentilizi, per la pubblica venerazione. Nel 1751 venne costruita una prima edicola e l’immagine divenne nota con il titolo di Maria Santissima Causa Nostrae Laetitiae. Vennero anche apposti dei cancelli che venivano chiusi la notte per evitare che gli ex-voto dei devoti, a volte anche molto preziosi, potessero essere portati via. Il 9 luglio 1796 il prodigio si verificò nuovamente, questa volta ripetutamente e di fronte a vari testimoni, tanto che qualcuno di loro arrivò ad affermare di aver visto che dal dipinto fuoriuscissero addirittura delle lacrime. In via Mario de’ Fiori, all’altezza del civico 86, venne inoltre realizzata un’edicola sacra che tuttora custodisce all’interno una fedele riproduzione del portentoso ritratto mariano.
L’evento soprannaturale diede così il via ad un rigoroso processo canonico, che si concluse con il riconoscimento del prodigioso fatto come autentico miracolo, non spiegabile scientificamente. In quella stessa data altre “Madonnelle” a Roma diedero luogo a fenomeni simili e molti ritengono che questi eventi siano stati una sorta di segnale premonitore della successiva invasione di Roma da parte dell’esercito napoleonico. Questa effigie mariana divenne mèta di un vero e proprio pellegrinaggio che attirava un numero sempre maggiore di fedeli, al punto che si decise di chiudere un lato del vicolo, rendendolo, di fatto, una strada senza uscita che terminava con la stessa immagine sacra. Alla metà dell’Ottocento ebbe luogo la trasformazione definitiva del sito, con la decisione di costruire un piccolo oratorio ove sistemare l’ormai veneratissimo dipinto. Fu il marchese Alessandro Savorelli Muti Papazzurri, proprietario dell’adiacente palazzo, ad incaricarne nel 1851 il conte romano Virginio Vespignani (1808–1882): l’insigne architetto realizzò un autentico scrigno di arte neorinascimentale. L’inaugurazione, alla presenza di molte autorità, avvenne, come riportato da una targa marmorea, dettata dall'archeologo gesuita Giuseppe Marchi (1795-1860) e collocata sopra l’ingresso il 31 maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda la Visitazione della Beata Vergine Maria.
La cappellina, ricca di materiali preziosi, presenta una pianta a croce latina ed un pavimento realizzato con marmi pregiati. Le nicchie della navata sono decorate da dieci statue di angeli in gesso sotto forma di cariatidi, realizzati dallo scultore Luigi Simonetti. La volta è abbellita da fregi in stucco dorato e presenta addirittura una cupola, un vero prodigio architettonico, dato il minuscolo spazio che la contiene. L’impianto iconografico si deve al pennello di Costantino Brumidi (1805–1880), pittore romano, che modificò il proprio nome in "Constantino" in onore probabilmente delle origini greche del padre. Questo artista, dopo diverse commissioni nella sua città natale, tra cui quasi tutto il ciclo pittorico del Teatro di Villa Torlonia, si trasferì in seguito negli Stati Uniti, dove ottenne grande fama realizzando l'affresco che adorna l'interno della cupola del Campidoglio di Washington, noto come "Apoteosi di George Washington", che gli valse l’appellativo di “Michelangelo d’America”.
Il dipinto miracoloso di Maria è tuttora collocato sull’altare, all’interno di una teca in legno dorato, mentre la commemorazione dell’evento prodigioso avviene la prima domenica di luglio. La piccola cappella, dichiarata “Monumento Nazionale d’Arte” dalla Sovrintendenza delle Belle Arti, venne affidata alla Compagnia di Gesù che la officiò fino al 1870. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1918 ne assunse la custodia la Primaria Società Cattolica Promotrice di Buone Opere, fondata nel 1870, con l’approvazione del Beato Pio IX, allora papa, dal cardinale genzanese Domenico Maria Jacobini (1837-1900), che in seguito fu Segretario di Stato durante il pontificato di Leone XIII. La veneratissima immagine venne anche incoronata dal Capitolo Vaticano il 1º novembre 1946, a testimonianza della grande devozione, non solo di quasi tutti i pontefici negli ultimi 150 anni ma soprattutto del popolo romano, per le molte grazie, che speriamo rinnovi oggi, liberandoci da questa terribile pandemia.