TRIPPLUS_LA PIU' ANTICA COPIA DEL SANTO SEPOLCRO

Il Santo Sepolcro di Gerusalemme, all’interno della basilica dellAnastasis (dal greco “Resurrezione”) è il luogo più sacro della Cristianità. Per la sua difesa e tutela è stato istituito anche un ordine cavalleresco: l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, detto anche Ordine del Santo Sepolcro o Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Oggi può essere definito come la sola istituzione laicale della Santa Sede incaricata di sopperire alle necessità del Patriarcato Latino di Gerusalemme e di sostenere le attività e iniziative a favore della presenza cristiana in Terra Santa.

Il Centro Internazionale di Studi sul Santo Sepolcro (C.I.S.Sa.S.) ha invece lo scopo di promuovere gli studi storici sulle origini di questo edificio così importante e significativo che in Occidente ha rappresentato, per tutto il medioevo, un modello architettonico. Questa istituzione si occupa anche di promuoverne la diffusione in ambito religioso, artistico e architettonico, organizzando anche convegni dedicati alle varie copie presenti in Italia.

Ad esempio, a Roma, cuore della Cristianità, la chiesa di Santo Stefano Rotondo sul colle Celio presenta una struttura che risale al V secolo e che riproduce la pianta rotonda della basilica del Santo Sepolcro. Nella basilica di Aquileia, in Friuli, risalente al XI secolo, all’ingresso della Cripta degli Scavi si trova invece un’autentica riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, realizzata in marmo greco. La costruzione è databile al 1033, anno in cui cadeva il primo millennio dalla morte di Cristo. Un edificio che ricalca le forme architettoniche del sacello gerosolimitano si trova anche a Firenze. Si tratta del Tempietto del Santo Sepolcro, unico ambiente ancora consacrato della ex-chiesa di San Pancrazio, oggi sede del Museo Marino Marini. Stiamo parlando del monumento funebre di Giovanni di Paolo Rucellai (1403–1481), ricchissimo mercante fiorentino ma anche umanista, scrittore e mecenate. L’edificio venne progettato e costruito intorno al 1467 da Leon Battista Alberti (1404-1472), illustre architetto, matematico, linguista e filosofo genovese, tra le figure artistiche più poliedriche del Rinascimento, legato da amicizia ed affinità intellettuale con il Rucellai che volle la sua tomba all’interno della cappella maggiore della suddetta chiesa, ora sconsacrata, perché ebbe il patronato dello stesso sacello.

La più antica riproduzione del Santo Sepolcro si può però ammirare lungo la via Francigena che tuttora conduce da Canterbury verso Roma e, precisamente, nella località di Acquapendente, borgo del Viterbese a circa 150 km dalla Città Eterna, alla confluenza di tre regioni: Lazio, Toscana e Umbria. Questo borgo deve il suo nome al fatto di essere situato su un’altura, a poco più di 400 metri, nei pressi di numerose cascatelle che confluiscono nel torrente Paglia, il principale per lunghezza tra gli affluenti di destra del fiume Tevere. Acquapendente è pertanto soprannominata “Gerusalemme d’Occidente” o anche “Gerusalemme verde”, in quanto immersa nella Riserva Naturale del Monte Rufeno con il suo patrimonio boschivo di tremila ettari. Nelle vicinanze vi si trova anche il Bosco del Sasseto, una foresta che accoglie alberi secolari, dichiarata Monumento Nazionale.

La chiesa principale di Acquapendente, oggi concattedrale della diocesi di Viterbo, è intitolata al Santo Sepolcro. Secondo la tradizione fu edificata nel IX secolo, sul luogo ove sorgeva un antico tempio pagano, da santa Mechtild (in latino “Mathildis”, nome italianizzato in “Matilde”, che significa “forza nel combattimento”) di Westfalia (895-968), nota anche come Matilde di Ringelheim. Fu moglie di Enrico I l'Uccellatore e madre dell'imperatore Ottone I il Grande e divenne duchessa di Sassonia e poi regina di Germania. La nobildonna, diretta a Roma, stava percorrendo la via Francigena con una carovana di muli carichi d’oro per edificare un santuario dedicato al Santo Sepolcro ma, giunti ad Acquapendente, i muli si sarebbero “bloccati”, inginocchiandosi e rifiutandosi di ripartire. In seguito, durante la notte, la sovrana avrebbe avuto una visione in sogno che l’avrebbe indotta ad attuare il suo progetto in quel luogo.

La prima testimonianza documentata dell’edificio risale però al 1025 e consiste in una bolla pontificia mentre la costruzione fu consacrata nel 1149 ma solo nel 1251 assunse il titolo di basilica. Nel 1326 vi si insediarono, in fuga dalla Terra Santa, i Canonici Regolari di Gerusalemme, detti anche Canonici del Santo Sepolcro o Congregazione del Santo Sepolcro. Erano un ordine religioso di canonici regolari, creato dal condottiero vallone Godefroy de Bouillon (italianizzato in Goffredo di Buglione, 1060-1100), il principale comandante della Prima Crociata (1096-1099) dopo la presa di Gerusalemme, avvenuta allo scadere di quel secolo. Seguivano la Regola di Sant'Agostino e avevano il compito non solo di proteggere il Santo Sepolcro ma anche di occuparsi della vita liturgica dello stesso santuario. Nel 1649 papa Innocenzo X (1644-1655) vi trasferì la sede vescovile di Castro e la basilica divenne allora cattedrale. Nel corso dei secoli è stata oggetto di numerosi interventi di abbellimento. La facciata dell'edificio, in particolare, è frutto di un restauro voluto nel 1746 da papa Benedetto XIV (1740-1758). Presentava infatti le tipiche forme del romanico laziale ma, in seguito ai danneggiamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata in parte ripristinata nell’antico aspetto medioevale.

Sotto il presbiterio di estende la cosiddetta Cripta del Santo Sepolcro, decorata con affreschi che risalgono al secolo XIII. Il vasto ipogeo, a nove navate, è articolato in trentaquattro campate, coperte da volte a crociera gotiche impostate su ventiquattro colonne con ricchi capitelli romanici. In una cappella a sinistra, entro un altare retto da un cippo pagano, è custodita una pietra che si ritiene appartenuta alla Colonna della Flagellazione. Al centro della cripta una doppia scalinata scavata nella roccia permette di raggiungere il sacello sottostante che riproduce perfettamente quello del Santo Sepolcro gerosolimitano. Vi sono custoditi delle pietre, provenienti dalla Città Santa e precisamente dall’aula del palazzo del Pretorio, dove risiedeva allora il governatore romano Ponzio Pilato, e che sarebbero state bagnate, secondo la tradizione, dal sangue di Gesù Cristo quando vi fu condotto durante la sua Passione.

Riflettendo è significativo che l’unica tomba che ha ospitato un corpo di un defunto, in seguito verosimilmente ma inspiegabilmente scomparso, lasciandola inequivocabilmente vuota per sempre, sia stata testimone del più grande Mistero dell’umanità e per questo abbia conosciuto anche diversi tentativi di imitazione.