TRIPPLUS_PICCOLA LONDRA

Quest’anno avremo la grande occasione per conoscere meglio la nostra meravigliosa Italia riscoprendo quello che viene chiamato il turismo “di prossimità”. A Roma, ad esempio, c’è un piccolo scorcio di Inghilterra dove sembra veramente di trovarci a Nothing Hill mentre in realtà siamo a pochi metri dal Tevere.

Si tratta precisamente di via Bernardo Celentano (nessuna parentela con il noto cantautore milanese ma si tratta di un pittore verista napoletano morto a soli 28 anni e sepolto a Sant’Onofrio al Gianicolo), conosciuta oggi come la “piccola Londra”. Siamo nel quartiere Flaminio, uno dei primi sorti ad inizio Novecento oltre la cinta muraria aureliana e questa strada, che si estende per 200 metri, pavimentati solo con sampietrini, e i cui unici punti di accesso sono due cancelli (in via Flaminia, al civico n.287, e in viale del Vignola), è una vera perla architettonica. La dobbiamo ad un anglo-italiano, nato proprio nella capitale britannica da genitori entrambi di origine ebraica: Ernesto Nathan (1845-1921). Questi, eletto nel 1907 sindaco di Roma, il primo mazziniano e soprattutto estraneo alla classe dei proprietari terrieri non solo di estrazione aristocratica, comprese pienamente il potenziale immenso dell’Urbe e sognò di portarla al livello delle grandi capitali europee, facendo approvare nel 1909 un piano regolatore che impedì alle costruzioni di oltrepassare i 24 metri d’altezza, con villette che non potevano superare il secondo piano. Questa strada è un esempio di quel progetto ambizioso, che prese però corpo solo all’inizio degli anni Venti, sotto la direzione dall’architetto marchigiano Quadrio Ferruccio Pirani. Questi realizzò lungo ambo i lati della via in tutto ventisei villini a schiera, dai colori pastello, tutti dotati di rampa di scale che sale fino ai portoncini in legno, con eleganti recinzioni e lampioni in ferro battuto in stile vittoriano, curiose cassette postali, panchine, fioriere: tutto qui ricorda davvero Londra. Queste costruzioni, che purtroppo risentono oggi del passare del tempo, in origine estese fino alla parallela via Donatello, furono erette per ospitare funzionari di alto livello dell’amministrazione pubblica, precisamente le fasce superiori degli impiegati della Camera dei Deputati, provenienti da tutto il territorio dell’allora Regno d’Italia. Il progetto non è però mai andato oltre questa piccola “oasi” architettonica, che continua ad isolare i suoi residenti dal traffico e dal caos di Roma, tanto da essere diventata una zona prediletta dall’alta borghesia romana, con gli appartamenti che hanno ora raggiunto prezzi da capogiro, dovuti anche alla loro singola estensione, per lo più sorprendentemente ragguardevole. L’intera via è pedonale e i cartelli, posti ai due ingressi, vietano l’accesso alle automobili e “agli estranei”. I residenti, che la chiamano in realtà semplicemente il "Vialetto", sostengono che la toponomastica sia da correggere: per loro, infatti, la strada è a tutti gli effetti un vero e proprio cortile di casa e quindi una proprietà privata, tanto che vorrebbero chiuderla totalmente a qualsiasi transito e persino ai pedoni.

Se quindi dovremmo limitarci ad ammirare da lontano questo suggestivo scorcio che ci ricorda l’elegante capitale britannica a pochi metri dai magnifici pini marittimi che svettano lungo la via Flaminia, in realtà è ancora più sorprendente scoprire che a Roma ne esiste un’altra di “Little London”: siamo in tutt’altra zona, a Monteverde Vecchio e, precisamente, a via Giuseppe Aurelio Costanzo (altro caso di cognome altisonante ma stavolta si tratta di un poeta e letterato siciliano vissuto nell’Ottocento). In questa breve strada privata pedonale senza uscita, che si snoda da via Guido Cavalcanti, a pochi metri dall’elegantissima via Alessandro Poerio, troviamo un’altra serie di villini a schiera in stile “Old England” ed edificati negli stessi anni.

La Città Eterna dunque non smette mai di sorprenderci con i suoi scorci decisamente singolari, consentendoci di vivere emozionanti atmosfere abbattendo le frontiere e le distanze, in questo caso accentuate anche dalla “Brexit”, senza smettere così di viaggiare e di esplorare la straordinaria realtà che ci circonda.