CERCIVENTO_UNA BIBBIA A CIELO APERTO_foto_1

La Trasfigurazione (1520) di Raffaello e il Giudizio Universale (1541) di Michelangelo sono, in rigoroso ordine cronologico, i due sommi capolavori dei due massimi giganti del Rinascimento italiano. Queste due famosissime opere d’arte non si possono ammirare solo a Roma nei Musei Vaticani: due fedeli riproduzioni di entrambi i dipinti si trovano infatti anche a Cercivento, un piccolo borgo montano (607 metri di quota) di quasi 700 abitanti, situato in Carnia, nell’Alto Friuli, ad una ventina di chilometri dal Passo di Monte Croce Carnico che segna il confine con l'Austria. Çurçuvint (come è chiamato nella variante dialettale locale del ladino friulano che ha dignità di lingua neolatina), toponimo che deriva dalla perifrasi latina “circum venti agunt” ovvero “circondato dai venti”, si compone di due parti distinte (“Cercivento di Sopra” e “Cercivento di Sotto”) più alcune borgate che costituiscono la frazione denominata Casali.

Nel 2012 vi è stato inaugurato, su iniziativa del parroco, don Harry Della Pietra, un singolare progetto iconografico, costituito da percorsi tematici di ispirazione biblica che si snodano lungo le viuzze e le piazze nel cuore del paese: la “Bibbia a cielo aperto”. In particolare, si è voluto prima di tutto proporre i dieci momenti fondamentali della Storia della Salvezza e, successivamente, altri cicli biblici: la Via Mariae, costituita da riproduzioni di dieci opere relative alla vita della Vergine Maria, la Via della Misericordia e la Via della Fede. Le opere sono state riprodotte con diverse tecniche realizzative, tra cui l’affresco, da parte dell’affermato teologo e iconografo Paolo Orlando, 75 anni, nativo di Monfalcone, nel Goriziano, autore anche dei bozzetti del ciclo inaugurale, e il mosaico, con il coinvolgimento, in questo caso, della Scuola dei Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, nel Pordenonese, fondata nel 1922 e tra le più prestigiose al mondo ma anche del Centro Aletti, con sede a Roma. Tutte queste riproduzioni artistiche arredano ed arricchiscono non solo case private, tra cui la canonica, ma anche edifici pubblici del paese, che si affacciano nella piazza principale prospicente l’antica pieve, la chiesa parrocchiale. Ogni opera d’arte è inoltre accompagnata da relativi versetti biblici in lingua friulana e italiana.

La Pieve di San Martino, di origine molto antica (soggetta, peraltro, unica nella valle del torrente Bût, alla pieve matrice di Santa Maria di Gorto), è un edificio settecentesco, danneggiato dal grave terremoto, che a inizio maggio 1976 ha colpito l’Alto Friuli, e ristrutturato con interventi radicali che ne hanno in parte mutato il precedente aspetto. Tra le opere d'arte più significative presenti all’interno vi sono due statue di pregevole fattura, raffiguranti San Giovanni Battista e San Filippo Neri (trasformato in San Martino con l'espediente di mitria e pastorale posticci), firmate dallo scultore veneziano Francesco Bonazza (1729-1770) e acquistate a Venezia. Il campanile cuspidato, iniziato nel 1656, è stato recentemente restaurato nel 2001 e la torre campanaria è stata restituita ai suoi colori originari, tanto che ancora oggi i “Cirubits” (così si chiamano nel dialetto locale gli abitanti di Cercivento) ancora orgogliosamente affermano: “Le quattro meraviglie del mondo sono il duomo di Milano, il campanon di Mantova, l’organo di Trento e il campanil di Cercivento”.

A proposito della chiesa parrocchiale, questo borgo carnico vanta inoltre una singolarità: l’Onoranda Compagnia dei Cantori della Pieve di San Martino, una delle poche in attività nell’intero arco alpino e unica per le sue peculiarità. Le sue origini sono addirittura antecedenti al 1761. La compagnia corale è formata da dodici membri con carica vitalizia: sei cantori sono di Cercivento di Sopra e sei di Cercivento di Sotto. Durante le funzioni religiose i due gruppi si dispongono equamente a sinistra e a destra dell’altare.

A Cercivento sono poi ancora in piedi alcune antiche case private che presentano una tipica struttura con grande arco di accesso in pietra locale e uno o più loggiati. Le abitazioni più antiche e interessanti architettonicamente si trovano in quello che può essere definito il centro storico del borgo, nella parte più alta, a non più di trecento metri di distanza dalla suddetta pieve parrocchiale. Tra queste spiccano la Cjase Pitt, risalente al XVII sec. e la Cjase Tiridin (o della Costantina, come viene definita su alcuni testi), l’abitazione forse più particolare e caratteristica di tutto il paese: fu costruita nel 1634, prende il nome da Giovanni Dassi (detto "Tiridin") e vi nacquero diversi commercianti di rilievo per il paese che si spinsero fino in Germania per i loro affari alla fine del XVII secolo. Molto interessante dal punto di vista storico e architettonico è anche la Cjase Morassi (1690), costruita poco dopo la Cjase Tiridin, con attigua piccola cappella dedicata alla Madonna, eretta nel 1700 e che tuttora conserva diversi oggetti sacri e reliquie. Quest’abitazione diede i natali a diversi personaggi celebri nella storia del paese, tra cui spicca il sacerdote barnabita Felice Maria Morassi (1724-1776), docente universitario di filosofia che insegnò anche a Milano e a Roma. Significative anche la Cjase Vezzi, in realtà residenza della servitù di Cjase Morassi e quindi grossomodo coeva a quest’ultima, e la Cjase Citârs, costruita addirittura nel 1577 e dunque la più antica del borgo. Questa costruzione ospitava, fino al 1882, anche una fabbrica di ceramiche, avviata nel 1750 e passata di proprietà da padre a figlio: era molto rinomata anche fuori dal paese e fra le varie produzioni è interessante segnalare quella di tegole, cornici ed acquasantiere.

Da qui la scelta di riproporre, tra le antiche case, persino i due capolavori di Michelangelo e Raffaello, entrambi realizzati su due distinte facciate di due diverse case, ubicate entrambe a Cercivento di Sopra. Le due perfette repliche del Giudizio Universale e della Trasfigurazione, di dimensioni rispettivamente 5,40 x 5,10 e 360 x 210, sono state ricavate grazie ad una particolare tecnica denominata “fotoceramica”, ad opera di una ditta del Veronese che, utilizzando una riproduzione fotografica ad altissima risoluzione dell’opera originale, e previa autorizzazione della Direzione dei Musei Vaticani, ha trasformato il dipinto originario in una sorta di grande mosaico, formato da piastrelle in ceramica. Entrambe le opere, inaugurate con tanto di benedizione il 17 luglio 2015, sono corredate, anche in questo caso, da un testo biblico di riferimento, scritto in italiano e friulano.

Cercivento di Sotto conserva inoltre una rara perla di archeologia industriale: la “Farie di Checo”. Si tratta di un’antica fucina da fabbro, che in lingua friulana è detto “fari”, situata lungo le sponde di una roggia ricavata dal torrente Bût: il primo documento che ne testimonia l’esistenza risale al 1426. Prende nome da Francesco Dassi, detto “Checo”, il maniscalco del borgo che nel 1902 cominciò a lavorarvi. Nel 1955 la gestione passò all’omonimo figlio, che aprì inoltre un negozio di ferramenta in paese con il nipote Candido Silverio, il quale ereditò l’opificio che però, nel 1966, in seguito ad una grave esondazione del torrente, fu molto danneggiato e divenne inutilizzabile. Fu allora che venne ceduto alla Comunità di montagna della Carnia, consorzio che riunisce tutti i comuni della zona, che ne ha effettuato la ristrutturazione. Nel 1990 la vecchia officina è tornata in piena attività ed ora è a disposizione di turisti e scolaresche.

Cercivento è pertanto un altro di quegli innumerevoli scrigni, ricchi di storia, arte e spiritulità, disseminati nella penisola italiana e tutti da scoprire.