Matera è indubbiamente un centro turistico conosciuto e apprezzato in tutto il mondo ma la rinomata città lucana non dispone di fatto di una stazione ferroviaria e, pertanto, chi volesse raggiungerla in treno deve utilizzare, come scalo di riferimento, quello di Ferrandina. Questo centro urbano, che dal 2011 ha ottenuto il titolo onorifico di “Città”, ha in realtà non solo rilevanza come polo strategico in territorio lucano, ma rivela un inaspettato e sorprendente fascino abbinato ad una calorosa e rara accoglienza a cominciare dal fabbricato viaggiatori.
Ferrandina, il cui territorio comunale è il quarto per estensione di tutta la Basilicata, conta poco più di 8.000 abitanti e dista una decina di chilometri dal suddetto scalo, situato lungo la linea ferroviaria Potenza-Metaponto, e 35 km dal capoluogo Matera. Sorge in collina, a quasi 500 metri di altitudine, nella valle del fiume Basento, e si caratterizza per una significativa ricchezza dal punto di vista storico, artistico e naturalistico. Vanta innanzitutto origini antichissime, in quanto la sua posizione privilegiata vi ha favorito gli insediamenti umani fin dall’Età del Ferro, come testimoniano gli antichi reperti ritrovati nel sottosuolo del borgo. Mille anni prima di Cristo questo luogo è stato abitato da un gruppo di uomini provenienti dalla Magna Grecia che chiamarono l’insediamento Troilia, in ricordo di Troia, la città dell’Asia Minore andata distrutta dopo una leggendaria guerra. A Ferrandina alcuni ruderi attirano la curiosità di molti: secondo alcuni studiosi sarebbero ciò che oggi resta dell’antico borgo di Obelanum (letteralmente "ripiano alto", successivamente ribattezzato Uggiano), sebbene questo sia ancora controverso. Di Uggiano, infatti, si sa veramente poco: probabilmente questo insediamento, di origini antichissime, sarebbe un’antica fortificazione militare bizantina, ricostruita poi dai Normanni nell’XI secolo.
Nel Quattrocento, per iniziativa del casato aragonese, sotto il cui dominio venne nel frattempo assoggettata, fu fondata una nuova città, il cui nome avrebbe un'origine tra storia e leggenda. Nel 1494 Ferdinando II d'Aragona, sovrano di Napoli, soprannominato Ferrandino, muore, per una violenta febbre malarica, a soli 28 anni e senza eredi. Gli succede lo zio Federico I d’Aragona, incoronato re nel 1497, che volle chiamare con il nome di “Ferrandina” la città, per gratitudine nei confronti di suo padre, Ferdinando I d'Aragona, noto come don Ferrante, il primo a volere l’incremento di questo nucleo urbano. Tuttora nel vessillo cittadino figurano sei “F”, corrispondenti alle iniziali del motto “Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit” (Federico Figlio di Ferrante Fece Fabbricare Ferrandina). Federico d’Aragona vi costruì inoltre un impianto difensivo fatto di mura e torri d’avvistamento, e vi edificò un castello. La costruzione della Chiesa Madre, la più grande della Basilicata, risale al XIII secolo e precisamente al periodo svevo-bizantino: dedicata in origine a San Lorenzo Martire, presenta infatti una facciata che rimanda allo stile romanico-pugliese, con tre navate e ben undici cupole bizantineggianti. Ha subito modifiche nel corso dei secoli successivi e dal 1529 è stata assunto il titolo di Santa Maria della Croce: vi è infatti custodita una reliquia del Sacro Legno della Croce, donata dalla famiglia dei Sanseverino d'Aragona al Federico I d'Aragona e da questi a sua volta alla città. All'interno spicca inoltre una un dipinto raffigurante l'Immacolata, opera di Francesco Solimena (1657-1747), pittore e architetto attivo in area napoletana e tra i più rappresentativi dell'epoca tardo-barocca in Italia, e una tela, unica ed introvabile, attribuita a Francesco Antonio Romano da Laurenzana e dedicata alla Madonna degli Ulivi, che viene venerata solo a Ferrandina.
Nel Cinquecento qui si sviluppa la produzione di un tessuto di lana pregiato, che le donne del posto producevano al telaio: la ferlandina o felandina, definito addirittura "tessuto primate del Regno". I maggiori acquirenti di questo prodotto tessile furono allora in particolare i Domenicani che decisero d’insediarsi a Ferrandina, prima nel casello di Uggiano e poi, nel 1517, ebbero il permesso di trasferirsi nel centro abitato dove costuirono il Convento e la chiesa di S. Maria di Loreto, oggi nota come "Purgatorio". Nel Settecento costuirono il nuovo grandioso convento intitolato al loro padre fondatore San Domenico e la chiesa: la loro presenza, fino alla soppressione napoleonica dell’Ordine (1809), è tuttora testimoniata dalla cupola maiolicata della stessa chiesa, che svetta nella “Cittadella”, il punto più elevato del paese, di cui rappresenta il simbolo.
Di notevole pregio artistico ed architettonico è anche la chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, che sorge nel caratteristico rione Purgatorio, con le tipiche casette bianche dalle facciate strette. Pregevole l’ex complesso monastico di Santa Chiara, situato anch’esso nella “Cittadella”: dal 2015 le sale del convento hanno aperto le porte al Museo della Civiltà Contadina e dei Mestieri Antichi, che ospita una vasta collezione di oggetti, per lo più giare e vasi ed un cassone per la conservazione di cereali e legumi, messa a disposizione dai “figuli”, i maestri di ceramica e terracotta locali, altra tradizionale produzione artigianale fiorita nel paese.
Questo territorio, infatti, ancora oggi eccelle per l’olivicoltura: vi si trovano più di 200.000 piante di ulivo appartenente alla varietà locale Majatica che producono non solo un eccezionale olio ma anche le squisite olive nere che, infornate e salate, rappresentano una delle tipicità agroalimentari di questo borgo. Del resto a Ferrandina è possibile ammirare addirittura un esemplare di ulivo forse bimillenario, tanto da essere stato battezzato “Patriarca”, i cui polloni, corrispondenti alle parti legnose che si sviluppano ai piedi degli stessi arbusti, sono stati piantati nel “Giardino dei Patriarchi dell’Unità d’Italia” della Villa dei Quintili sull’Appia Antica a Roma: è il più vecchio della Basilicata e, con i suoi 8 metri di circonferenza, giganteggia nel cuore di un uliveto, anch’esso millenario, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti di un frantoio oleario, databile al IV secolo a.C., e persino alcuni resti fossili di bacche d’ulivo, in ottimo stato di conservazione.
Questo antico borgo lucano ha poi conquistato il noto attore e regista pugliese Michele Placido che lo scelse, insieme alla location principale, Irsina, altro centro lucano interessantissimo e ricco di storia, situato nella valle del fiume Bradano, e al capoluogo Matera, per girarvi nel 1998 alcune scene del film “Del perduto amore”, da lui diretto e interpretato e che l’anno seguente ha ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti dalla critica.
Ferrandina e il suo ridente territorio sono dunque una mèta turistica che fa parte di quell’Italia poco conosciuta ma ricca di storia, arte e natura, che oggi abbiamo l’imperdibile opportunità di riscoprire grazie al turismo “di prossimità”, valida alternativa ad un turismo più “massificato”.