TRIPPLUS_IL LAGO DI PIAZZA NAVONA_foto

La Città Eterna nella sua bimillenaria storia ha avuto anche il “suo” lago: il 23 giugno 1652 papa Innocenzo X e la sua ingegnosa cognata, Donna Olimpia Maidalchini, inaugurarono infatti la consuetudine del “lago di piazza Navona”. Questo pontefice, che proprio in questo luogo si era fatto costruire un sontuoso palazzo, volle riqualificare la storica piazza, nel Medioevo utilizzata solo durante il Carnevale, mentre il resto dell’anno veniva purtroppo ridotta a pubblico immondezzaio. Su consiglio della cognata, il papa trasformò pertanto questo slargo in un fondale e ordinò anche di trasferire altrove il mercato settimanale cittadino, che, essendo all’epoca l’area circondata non da case ma da giardini, dal 1477, su decisione di Sisto IV, era ivi ospitato, tanto che al luogo venne affibbiato il beffardo soprannome di “piazza ladrona”.

Come era possibile però riempire d’acqua una piazza così vasta? Va precisato innanzitutto che, a fine Ottocento, quando Roma divenne la Capitale del Regno d’Italia, venne costruito il marciapiedi ed elevata l’area centrale: quello che un tempo era lo Stadio di Domiziano presentava in realtà una pavimentazione concava. Bastava poi chiudere la chiavica della fontana proprio al centro e il gioco era fatto: nei sabati e nelle domeniche di agosto il grande spiazzo si allagava completamente, in questo caso non per colpa della pioggia e dei tombini, e i Romani potevano così rinfrescarsi nel piccolo laghetto artificiale. Il tutto era poi condito dall’accompagnamento musicale e l’impressione è quella di ammirare una sorta di grande fiera di quartiere, in cui tutti ridono, cantano e sono felici.

Tutti erano coinvolti: dai nobili che vi accorrevano in carrozza, ai popolani e molti episodi curiosi vi ebbero luogo e vennero ingigantiti dalla memoria popolare e tramandati dalle cronache dell’epoca fino a tramutarsi quasi in leggenda. Vere e proprie gare di invenzioni e sfarzo che coinvolgevano tutte le famiglie aristocratiche: queste talvolta facevano teatralmente “solcare le acque” da calessi a forma di gondole o navi di legno e cartapesta, alcune munite di vele e rematori. Non solo i nobili ma anche i bambini e perfino gli adulti del popolo vi si immergevano per fare il bagno, giocare e fare scherzi, dopo essersi spogliati, tanto che un editto papale proibì di denudarsi per entrare in acqua. Nel 1676 quest’usanza venne però sospesa: si temeva infatti che generasse "aria cattiva". Fu ripristinata nel 1703, in onore della regina consorte di Polonia, Cristiana Eberardina di Brandeburgo-Bayreuth, in visita a Roma, dopo che l'archiatra Giovanni Maria Lancisi (1654 – 1720), medico personale del papa allora in carica, Clemente XI Albani, aveva dichiarato che non vi erano pericoli per la salute. In quell'occasione il principe Giovanni Battista Pamphilj (1648 – 1709) entrò in acqua con un maestoso calesse a forma di gondola dorata.

Un cronista racconta persino che nel 1717 alcune dame “forse scaldate dal vino, spogliatisi si tuffarono in quelle acque”, rischiando anche di affogare, senza il pronto intervento di alcune persone che si gettarono in acqua vestite per salvare queste “sprovvedute” signore. Secondo un altro racconto pare che un giorno il cavallo di un marchese vi sia affogato, in quanto gli rimase incastrata una zampa in una buca. Fatti come questi, descritti con parole esagerate, hanno alimentato la leggenda, alquanto inverosimile perché contrasta con tutte le stampe dell’epoca, che l’acqua potesse raggiungere in almeno un punto quasi l’altezza di un uomo, un metro e oltre. In verità, invece, data la struttura della piazza e i livelli del basamento delle fontane e dei palazzi, l’altezza dell’acqua poteva difficilmente superare i 50 centimetri.

Un altro cronista narra invece che nel 1730 il figlio del re d'Inghilterra si divertisse a gettare monete nell'acqua per vedere i ragazzini che si tuffavano in acqua completamente vestiti facendo a gara per ripescarle. Il lago proseguì con il suo connotato di spettacolo popolare, ma anche luogo di incontro, corteggiamento, e grande opportunità per i cocchieri di rinfrescarsi e lavare le proprie carrozze, fino alla seconda metà dell’Ottocento: l'ultimo allagamento di cui si ha notizia venne infatti effettuato nel 1865.

Concludendo possiamo affermare che questa inimitabile piazza romana ha sempre mantenuto l’originaria destinazione d’uso, di carattere cioè prettamente ludico, tanto che, in maggio, sempre in epoca moderna, vi aveva luogo il “gioco della Cuccagna”, che consisteva nell'erigere un palo e cospargerlo di materiale scivoloso in cima al quale erano appesi premi principalmente di carattere alimentare con i partecipanti che dovevano riuscire ad arrampicarvisi per afferrarli. L’usanza, che è poi passata anche al linguaggio comune con il significato di qualcosa di ghiotto da consumare, è ancora ricordata dal nome di un vicolo che sorge proprio in prossimità della stessa piazza Navona.