MEMORIALE CONCILIO ECUMENICO VATICANO I

La nota statua di San Pietro in cattedra, collocata nella navata centrale della basilica di San Pietro, attribuita al grande scultore duecentesco Arnolfo di Cambio e il cui piede destro risulta oggi visibilmente consunto per i continui devoti tocchi dei pellegrini, non è l’unica statua bronzea raffigurante l’Apostolo e primo Vescovo di Roma tuttora presente in Vaticano.

Nei Giardini Vaticani, infatti, all'incrocio tra il viale dell'Osservatorio e la salita della Zecca, possiamo trovare un altro simulacro “petrino”: in questo caso però si tratta di una figura intera e non seduto in cattedra, con il soggetto colto sempre nell’atto di benedire con il braccio destro alzato e con le due chiavi, che alludono al potere conferitogli da Cristo, strette nella mano sinistra. Questa statua fu voluta da papa Pio IX come parte del Monumento commemorativo del Concilio Ecumenico Vaticano I, indetto dallo stesso pontefice nel giugno 1868 e il primo ad aver avuto luogo nella basilica di San Pietro, dove si tenne la prima sessione in data 8 dicembre 1869, in occasione del quindicesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854). Questa grande assise, cui parteciparono quasi 800 padri conciliari, tra cui due futuri santi (l'arcivescovo spagnolo Antonio María Claret y Clará e il porporato inglese John Henry Newman) sancì in particolare due importanti dogmi. Con la costituzione Pastor aeternus stabilì l'infallibilità del magistero del papa quando si esprime, “ex cathedra”, in materia di fede e di morale, mentre con il documento Dei filius affermò che Dio può essere conosciuto con la sola ragione.

Nel luglio 1870 lo scoppio della guerra franco-prussiana, con la conseguente sconfitta della Francia di Napoleone III, rappresentò una prima seria minaccia ai lavori del Concilio. Questa travagliata riunione assembleare venne infatti poi interrotta il 20 settembre 1870 quando, con la Breccia di Porta Pia, avvenne la Presa di Roma da parte dell’esercito italiano: il Concilio allora fu aggiornato sine die il 20 ottobre 1870, ma non riprese mai più e fu poi dichiarato ufficialmente chiuso quasi un secolo dopo nel 1960 da papa Giovanni XXIII, come atto formale prima dell'apertura del Concilio Vaticano II.

Il 6 luglio 1870, quando ancora questo epilogo non era previsto, il pontefice Pio IX in persona visitò lo studio dello scultore romano Filippo Gnaccarini (1804-1875), accademico di San Luca, per ammirarvi il modello a questi commissionato e utilizzato per la fusione in bronzo, operata dai fratelli Mazzocchi in Vaticano. L'opera doveva essere parte integrante del memoriale dedicato al Concilio Vaticano I, il cui progetto venne affidato all'architetto Virginio Vespignani, stimatissimo da Pio IX, e che doveva sorgere davanti alla chiesa di S. Pietro in Montorio al Gianicolo, dove, secondo una tradizione medioevale, sarebbe avvenuto il martirio dell’Apostolo. Vespignani progettò un monumento di 36 m, costituito principalmente da un basamento con rilievi, raffiguranti lo stesso concilio e affidati ad un altro scultore romano, Pietro Galli (1804-1877), allievo del Thorvaldsen, e di una colonna antica di marmo bigio africano su cui doveva ergersi la statua bronzea dell'Apostolo benedicente, commissionata allo Gnaccarini.

Soltanto quindici anni più tardi, il 4 settembre 1885 papa Leone XIII, per rispettare la volontà del predecessore, fece innalzare in ogni caso il monumento: non essendo però più possibile erigerlo sul colle Gianicolo, nel frattempo annesso al territorio italiano, venne collocato al centro del cortile della Pigna, nello stesso punto in cui dal 1990 vi si trova la “Sfera su sfera”, istallazione ruotabile realizzata dallo scultore e incisore romagnolo Arnaldo Pomodoro.

Vi rimase fino al 1936, quando, per ordine di papa Pio XI, il monumento, già privato della colonna e smembrato, ridotto alla sola controbase e alla statua fu allocato nel cuore dei Giardini Vaticani, dove è ancora possibile vederlo. Alle spalle, addossate all’estremità di un tratto dell’antica cinta muraria leonina sono posizionate due targhe marmoree le cui iscrizioni ne ricordano la vicenda e sotto di queste, distese sull’erba, due colossali teste di puttini mentre due bassorilievi decorano esternamente la casa del capo-giardiniere, a pochi metri di distanza dal monumento.

Ciò che sopravvive di quel memoriale ci fa pertanto tornare a quel 20 settembre di oltre 150 anni fa quando cambiò il destino della città di Roma e dell’Italia intera.