TRIPPLUS_PESCE D'APRILE

“Il Pesce d’Aprile”: si intitola così l’unico libro stampato finora pubblicato sulla più bizzarra ricorrenza dell’anno, che coincide con l’inizio del quarto mese. Nessun virus pandemico può e deve scalzare questo imprevedibile e imperdibile appuntamento, visto che anche papa Francesco ha affermato che “il buon umore” è uno dei più potenti antidoti contro la paura e l’angoscia e in questi giorni più che mai.

L’autore del testo è l’etnoantropologo, e scrittore palermitano Giuseppe Pitrè che nel 1886 ha cercato di mettere ordine sulle teorie riguardanti le origini di questa usanza, riguardo alla quale sono molti i retroscena, tra storia, leggende e racconti legati ad aspetti religiosi.

Secondo lo studioso siciliano una delle più antiche credenze sul “Pesce d’Aprile” lo farebbe risalire ad una leggenda friulana incentrata addirittura su un evento miracoloso. Il protagonista è il beato Bertrando (in francese Bertrand de Saint Geniès, in friulano Beltràm di Aquilee, italianizzato in Bertrando di San Genesio) nato in Francia da nobile famiglia e poi eletto patriarca di Aquileia dal 1334 fino al 1350, quando subì il martirio, grazie anche al quale il papa veneziano Clemente XIII Rezzonico nel 1760 lo elevò agli onori degli altari (per questo motivo il suo corpo è ancora venerabile all’interno di una teca nella Cattedrale udinese di Santa Maria Annunziata).

Il patriarca aveva invitato a pranzo nel giorno di Pasqua il pontefice allora regnante, non sappiamo chi fosse esattamente ma di sicuro un suo conterraneo, visto che siamo in pieno Trecento, quando la corte papale risiedeva ad Avignone. Questi, tuttavia, decise di anticipare la visita ad Aquileia proprio al 1° aprile, che quell’anno cadeva un Venerdì di Quaresima, e mangiò così tanto pesce che, nella foga, una spina gli rimase in gola. In nessun modo l’ospite riusciva a liberarsi da tale ostruzione, tanto che stava anche rischiando di morire soffocato. Si mise pertanto a letto con una certa preoccupazione e si addormentò. Quando si svegliò, il mattino seguente, era avvenuto un miracolo: la spina si trovava sopra un bacile accanto al letto. Il papa decise allora di emanare un decreto che comandava che in tutto il patriarcato non si sarebbe potuto mangiare più pesce in quel giorno. Gli abitanti di quel territorio, per questa ragione, iniziarono a cucinare cibi di ogni tipo a forma di pesce.

Per questo l’immagine che correda questo articolo proviene non a caso da Aquileia dove, all’interno della basilica patriarcale di Santa Maria Assunta, possiamo tuttora ammirare uno spettacolare ed originale pavimento musivo, il più esteso dell’Occidente romano (ben settecentosessanta metri quadrati), voluto dal vescovo Teodoro all’indomani dell’Editto di Milano (313 d.C.) con cui venne concessa libertà di culto ai cristiani. Si tratta di un particolare della grande “Scena di Pesca”, attribuita al cosiddetto “Maestro del mare”, inserita in questo capolavoro, unico la mondo, e venuto alla luce incredibilmente solo all’inizio del secolo scorso, ma che ha senza dubbio contribuito nel 1998 a far ascrivere il borgo friulano, in provincia di Udine, nella lista dei Siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Secondo altre fonti però, alcune possibili origini di questa tradizione andrebbero ricercate in quella romana e in quella indiana. La prima, in particolare, presenta differenti versioni tra le quali la più suggestiva e romantica risalirebbe alla storia d’amore tra Cleopatra, regina d'Egitto, e il console romano Marco Antonio e, in particolare, ad una gara di pesca fra i due amanti: per non essere sconfitto, Marco Antonio incaricò uno schiavo di attaccare in segreto al suo amo delle prede. Cleopatra scoprì l'inganno e ordinò che vi fosse invece attaccato un pesce finto, rivestito di pelle di coccodrillo e in questo modo gabbò l'amato.

Un’altra delle teorie più accreditate ci riporta nella Francia del XVI secolo. A quel tempo, prima dell'adozione del Calendario Gregoriano (quello che usiamo ancora oggi), si usava celebrare il Capodanno tra il 25 marzo e il 1° aprile. Quando però nel 1582 venne introdotta la riforma di papa Gregorio XIII, molti sudditi francesi non vennero a conoscenza del cambiamento della data dell'inizio del nuovo anno e così continuarono a farlo agli inizi di aprile. Una tradizione che faceva divertire molto chi invece sapeva della riforma introdotta dal Papa. Sembra che allora i concittadini "informati" iniziarono a deridere quelli "ignoranti" consegnando loro dei pacchi regalo vuoti. Una burla che potremmo tranquillamente classificare oggi come “Pesce d'Aprile”.

Sono pertanto tante e disparate le ipotesi sulle origini di questa strana tradizione che, in Italia, risale agli anni tra il 1860 e il 1880: la prima città ad accogliere l’abitudine francese fu Genova, dove la tradizione si radicò prima tra i ceti medio-alti per poi diffondersi anche nel resto della popolazione.

Concedete anche a me oggi di strapparvi un sorriso: non si tratta di un “Pesce d’Aprile” ma se provate a digitare, preferibilmente con un computer o un tablet, sul motore di ricerca Google la parola inglese “askew” verrete di certo piacevolmente sorpresi.