TRIPPLUS_GARBATELLA, IL QUARTIERE DELL'OSTESSA

La Garbatella è l’unico quartiere romano che ha una precisa data di nascita: 18 febbraio 1920. Quel giorno era un Mercoledì delle Ceneri e, verso mezzogiorno, in una precoce primavera, il re Vittorio Emanuele III arrivò in automobile e depose la prima pietra della nascente “città giardino”, accolto dal sindaco di allora, lo scultore romano Adolfo Apolloni (1855-1923), autore tra l’altro del rifacimento della berniniana Fontana delle Api. Tale pietra è tuttora incastonata in un palazzo che si affaccia su piazza Benedetto Brin, proprio là dove è murata la pergamena firmata dal re. Questo luogo doveva difatti essere una finestra sul fiume Tevere e vi sarebbe dovuto nascere persino un porto fluviale: il medesimo progetto portuale si volle originariamente anticipare nell’odonomastica della nascente zona che è a riferimento marinaro, essendo gran parte delle sue strade e piazze intitolate a personaggi legati al mondo navale.

Il sovrano volle appellare “Concordia” il nuovo quartiere, che, sulla base delle indicazioni date dallo storico e archeologo romano Antonio Nibby (1792 – 1839), in epoca fascista venne anche identificato con Remoria o Remuria, la località dove, secondo il mito della fondazione di Roma, Remo, fratello di Romolo, avrebbe desiderato fondare la nuova città.

Nata per rispondere in tempi brevi alla pressante domanda di alloggi, la neonata area fu realizzata sui Colli di San Paolo e venne concepita come un intervento di singolare sperimentazione architettonica e sociale che intendeva mettere in relazione diverse utenze (operai, impiegati, baraccati, sfrattati) cui erano destinate differenti soluzioni abitative (villini, case a schiera, palazzine, alberghi suburbani). Un gruppo di giovani architetti vicini a Gustavo Giovannoni (tra cui Innocenzo Sabbatini, Plinio Marconi, Camillo Palmerini, Giovan Battista Trotta e Giuseppe Nicolosi), la costruirono in pochi anni e ancora oggi è espressione di una straordinaria qualità architettonica e urbana, tanto da essere stata scelta spesso come set per pellicole cinematografiche e fiction televisive di successo. Questa storica area romana ha dato inoltre i natali ad alcuni tra i più importanti attori italiani, come Gigi Proietti, Enrico Montesano, Valerio Mastandrea e persino alla caratterista Rossana Di Lorenzo, la celebre “buzzicona” in alcuni film di Alberto Sordi, sorella dell’attore Maurizio Arena e zia dell’attore e doppiatore Pino Insegno.

L'origine del nome, decisamente curioso, di questo quartiere, è tuttora oggetto di discussione: secondo un'ipotesi molto diffusa, ricorderebbe l'appellativo, dato alla proprietaria di un'osteria che sarebbe sorta sullo sperone roccioso sovrastante la basilica di San Paolo (sul lato sinistro dell'odierna via Ostiense, provenendo da Porta San Paolo). Questa area è stata per secoli luogo di passaggio dei pellegrini che percorrevano via delle Sette Chiese, la strada che collega la basilica Paolina a quella di San Sebastiano fuori le mura (dal XVI secolo inclusa nel pellegrinaggio per la visita alle sette chiese di Roma).

Tale ostessa sarebbe stata tanto benvoluta dai viaggiatori che chiedevano alloggio presso la sua locanda, da meritare il nome di "Garbata Ostella", successivamente abbreviato in "Garbatella". Le ragioni del favore concessole si riferirebbero alla sua caritatevole sollecitudine verso i bisognosi, anche se un'interpretazione più maliziosa andava ben oltre questa versione etimologica. Un’altra inedita ed interessante ipotesi sul toponimo di questo quartiere è stata pubblicata sul volume Garbatella 100, pubblicato nel 2020 in occasione del centenario. Lo studio, curato da Giorgio Guidoni, rivela che “Garbatella” sarebbe in verità il soprannome di Clementina Eusebi che, nel periodo 1835-1850, gestì la famosa osteria: deriverebbe probabilmente dal cognome della madre di Clementina, Maddalena Garbata, vedova Eusebi e, pertanto, per riconoscere la madre dalla figlia, le due donne venivano chiamate una “Garbata” (la madre) e l’altra “Garbatella” (la figlia).

Le femminee fattezze di un’altra donna sono immortalate nella cosiddetta “fontana della Carlotta”, situata in una delle piazze del quartiere intitolata, in questo caso, al frate missionario domenicano ed esploratore fiorentino Ricoldo da Montecroce. Le sue origini risalgono al 1927 quando l'architetto Giovanni Battista Trotta decise di realizzare un abbeveratoio pubblico che fosse iconico della nuova zona. Il mascherone, dalle cui labbra zampilla “l’acqua più fresca de Roma”, a detta di molti, ha la forma del volto di una giovane donna, con la pelle abbronzata e i capelli ondulati, forse un omaggio alla politica coloniale intrapresa allora, nel pieno del Ventennio fascista: potrebbe rappresentare proprio l'ostessa “garbata e bella” che dà il nome alla zona, sebbene né il nome di battesimo né i tratti somatici coincidano. Costituita da un pilastro in calcestruzzo a bugnato, sulla cui sommità campeggia una grande olla di graniglia di cemento, divenne ben presto un punto di riferimento del quartiere, tanto da essere nota anche come la “fontana degli innamorati”: si tratta infatti di un angolo appartato e la scalinata di via Angelo Orsucci, che si dipana proprio a fianco della fonte d’acqua, è senza dubbio una cornice romantica e pittoresca ma una leggenda vuole che, se vi si bevono tre sorsi, si possano poi esprimere tre desideri d’amore, i quali, qualora siano davvero puri e autentici, si realizzeranno per la gioia degli innamorati.

Secondo un’altra versione, infine, il curioso nome "Garbatella" deriverebbe dall'amenità del luogo, mentre in un'ultima interpretazione, con qualche fondamento scientifico, farebbe riferimento al tipo di coltivazione della vite detto "a barbata" o "a garbata", nella quale i vitigni vengono appoggiati ad alberi di acero od olmo, in uso nei terreni posseduti in quest’area nell’Ottocento da monsignor Alessandro Nicolai, ministro dell'agricoltura di papa Gregorio XVI.

In ogni caso questo ormai ultracentenario quartiere, da molti erroneamente definito “rione” pur sorgendo al di là della cinta muraria aureliana, è una zona tutta da scoprire ed esplorare.