A Roma, a pochi passi da piazza Navona, la chiesa di Santa Maria della Pace, un autentico gioiello architettonico e artistico, custodisce al suo interno, sopra l’altare maggiore, un dipinto, raffigurante la Madonna con il Bambino, collocato originariamente sotto il portico di una preesistente chiesa che sorgeva nello stesso luogo. Nel 1480 questa immagine avrebbe iniziato prodigiosamente a sanguinare, dopo essere stata colpita da un sasso lanciato da un soldato ubriaco.
Nelle Grotte Vaticane, dove si trovano le tombe di molti papi, si conserva un’altra miracolosa sacra immagine, denominata la Madonna della Bocciata, anche in questo caso raffigurante la Vergine con il Bambino e legata ad un atto oltraggioso. Questa icona mariana accoglieva i pellegrini che giungevano nella basilica di San Pietro da ogni parte del mondo perché originariamente era stata dipinta nel quadriportico antistante l’antica basilica, nella parte alta di un muro che ne chiudeva la penultima arcata meridionale.
Il curioso soprannome è attribuito ad un appassionato di antichità, il tedesco Nikolaus Muffel (1409-1469), che era al seguito del sovrano teutonico Federico III d’Asburgo (1415–1493) quando, nel 1452, quest’ultimo venne a Roma per ricevere la corona imperiale dalle mani di papa Niccolò V (1397–1455). Il Muffel, nel libro tratto da questo viaggio e intitolato Descrizione della città di Roma nel 1452: delle indulgenze e dei luoghi sacri, scrive: “Quando si entra nella chiesa [di San Pietro] si trova una immagine dipinta della Nostra cara Signora, che un soldato ha colpito con una pietra sul petto perché aveva perso al gioco tre fiorini; così l’immagine cominciò a sanguinare e ne schizzarono sedici gocce che si vedono nel marmo color sangue. Questo è successo nell’anno di Cristo 1440”.
Nel 1574 papa Gregorio XIII (1572-1585), durante i lavori di restauro del portico per la costruzione della nuova basilica vaticana, fece trasferire l’affresco nella cappella di Santa Maria della Febbre, annessa al tempio petrino e corrispondente al cosiddetto “secretarium”, la sacrestia di allora, dove i canonici indossavano i paramenti liturgici per le funzioni. Nel 1608, quando anche quest’ultimo edificio venne demolito, l’immagine venne sistemata nel peribolo delle grotte. Solo nel 1631 venne infine collocata, per volontà di papa Urbano VIII (1623-1644), nella cappella cui tuttora dà il nome e che è la più antica di quelle che circondano la tomba dell’Apostolo Pietro. Nello stesso sacello, dove è ora collocata sull’altare maggiore, si conservano, opportunamente protette da grate di ferro, anche tre pietre dell’antico pavimento, irrorato da quella miracolosa effusione ematica della Vergine e ripetutamente toccate per devozione dai fedeli fino a levigarle.
La prodigiosa icona risale all’inizio del XIV secolo e quindi è una preziosa e rara testimonianza della produzione pittorica a Roma in epoca tardomedievale. Viene attribuita alla cerchia del maestro Pietro Cavallini (o, più correttamente, Pietro "Cavallino" de’ Cerroni, 1240 circa–1330 circa), insigne pittore e mosaicista, tra gli esponenti di spicco della scuola romana del tempo. Questa attribuzione proviene dal confronto, a livello iconografico e stilistico, con un’altra opera dello stesso suddetto artista che si trova nella cappella gentilizia del cardinale Matteo d’Acquasparta nella chiesa romana di Santa Maria in Aracoeli. Il legame con l’affresco dell’Aracoeli è comunque molto forte, specialmente per la direzione dello sguardo della Vergine, che sembra assumere uno scatto dal basso verso l’alto, quasi impercettibile ma capace di conferire all’immagine acutezza e austerità.
In verità la Madonna della Bocciata sarebbe una parte di un affresco di più vaste dimensioni. Il letterato, storico dell'arte e presbitero Tiberio Alfarano (1525–1596), arrivato a Roma dalla natìa Calabria nel 1544 per restarvi fino alla morte, è noto per i suoi studi sull'antica basilica di San Pietro in Vaticano, di cui fu anche nominato canonico e chierico dal 1567. Nella sua opera, intitolata De basilicae vaticanae antiquissima et nova structura, ne descrive minuziosamente la struttura prima del rifacimento avvenuto tra XVI e XVII secolo. Secondo l’Alfarano la Vergine, assisa in trono con il Bambino tra sue le braccia, era collocata al centro del dipinto, affiancata da San Pietro, San Paolo e San Teodoro il Mansionario. Quest’ultimo, di cui si hanno scarsissime informazioni, sarebbe vissuto nel VI secolo e ricopriva allora, come suggerisce il suo soprannome, l’incarico di sacrestano della basilica di San Pietro, dove fu sepolto alla sua morte nel 560. Nell’affresco veniva rappresentato nell’atto di accendere delle lampade, secondo quanto scrive papa San Gregorio Magno nei Dialoghi (III, 34), allorquando gli apparve San Pietro. In ogni caso Tiberio Alfarano nulla riferisce della collocazione delle tre figure sopracitate ma si può verosimilmente ipotizzare che i due Apostoli fossero posti ai lati della Vergine e del Bambino. Dalla direzione dello sguardo e dal gesto che quest’ultimo fa con la mano destra si può suppore che stesse benedicendo qualcuno che si trovava in basso alla sua sinistra e questa figura potrebbe essere identificata proprio in San Teodoro.
Nonostante la precisa sopracitata descrizione del Muffel, che vide questo dipinto murale sfigurato solo dodici anni dopo il prodigioso avvenimento, sulla veridicità del miracolo si potrebbe avanzare qualche dubbio dato che l’affresco si trovava in un’area consacrata, nel quadriportico di una basilica, un luogo decisamente inappropriato al gioco e tanto meno al lancio di oggetti: si riteneva infatti che la caduta di pellicola pittorica sul viso della Vergine, ancora ben visibile, corrispondesse al segno della “boccia” scagliata contro l’immagine. Un recente restauro, a cura della Fabbrica di San Pietro, ha invece rivelato un particolare mai scoperto prima e molto significativo. Sotto la mano destra della Madonna, stuccata e reintegrata a tratteggio, è apparsa infatti una lacuna circolare perfettamente compatibile con un possibile colpo inferto da una “boccia” o da un sasso. La caduta di colore sulla guancia destra della Vergine, peraltro presente anche sulla fronte e sul collo, non poteva infatti essere riferita all’evento descritto da Muffel ma è dovuta ad un danneggiamento dell’affresco avvenuto probabilmente durante il distacco del 1608, documentato dall’Alfarano. Quella lacuna, che fu preservata nei primi restauri, venne ritoccata più volte e con malte diverse nel corso dei secoli, perché i fedeli erano soliti toccare per devozione la “ferita” della Vergine. Ora questa impronta è stata lasciata a vista per la sua straordinaria importanza storica e devozionale.
A Roma, cuore della Cristianità, a pochi metri dalla tomba del primo Vicario di Cristo, si conserva dunque anche questa “perla” spirituale e artistica che ha sublimato un evento sacrilego in un prodigioso segno di speranza e di pace, così significativo tanto che nel 2002 la Madonna della Bocciata è stata persino riprodotta su un francobollo, del valore di € 0,41, appartenente alla prima serie emessa in questa valuta dal Vaticano.