TRIPPLUS_LA ROMA CARA AD ALBERTO SORDI_foto

“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”. Così il grande Alberto Sordi tratteggiò orgogliosamente la “sua” città, alla quale è sempre rimasto molto legato. Quest’anno la “Città Eterna” ha voluto doverosamente rendere omaggio, con diverse iniziative, a questo suo figlio così illustre in occasione del centenario della nascita.

Albertone non era in realtà romano “da sette generazioni” (rarissimo trovarne oggi), dato che i suoi genitori erano entrambi nati in Ciociaria, terra d’origine di altri grandi “monumenti” del cinema italiano come Nino Manfredi (Castro dei Volsci), Marcello Mastroianni (Fontana Liri) e Vittorio De Sica (Sora): il padre, Pietro Sordi, professore di musica e strumentista di basso tuba dell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, a Valmontone e la mamma, Maria Righetti, maestra elementare, a Sgurgola. Il suo luogo di nascita però è nel “core de Roma”, il rione Trastevere, ma oggi solo una targa lo ricorda sul muro di un condominio in via San Cosimato 12, perché la casa in cui venne alla luce il 15 giugno 1920 è stata purtroppo demolita agli inizi degli anni Trenta e ora, al suo posto, si trova il palazzo pontificio delle Sacre Congregazioni Romane. Questi luoghi della sua infanzia hanno sicuramente ispirato il fortunato personaggio di Ferdinando "Nando" Mericoni, il bulletto trasteverino, filoamericano fino all’eccesso.

Prima di acquistare la celeberrima villa di via Druso, abitata in precedenza dal gerarca fascista Dino Grandi e acquistata nel 1958 "soffiandola" senza saperlo all'amico Vittorio De Sica, Alberto aveva vissuto con le due amatissime sorelle Savina, insegnante di religione, e Aurelia, casalinga, in un appartamento nel cuore di Roma, alle spalle di ponte Sisto. Le sue finestre affacciavano su via delle Zoccolette, di fronte a quelle della casa della famiglia dell’accademico e critico cinematografico Mario Verdone, padre dell’attore e regista Carlo. Durante la sua vita comprò altre case, non solo nell’Urbe, arredandole sempre da solo, come quella di Formia, proprio di fronte a Gaeta, poi a Lignano Pineta in Friuli, e anche una villa faraonica a Castiglioncello, sul lungomare che porta il suo nome, lungo la costa livornese, ma l’ultimo rifugio, quello nel cuore di Roma, è sempre stato il suo preferito.

Le memorie “romane” di Alberto Sordi per un curioso scherzo del destino si incrociano con quelle di un altro grande cineasta italiano, peraltro suo coetaneo: il riminese Federico Fellini. I due si erano conosciuti nel 1938 davanti ad una latteria in via Frattina, proprio a fianco di un negozio di antiquariato frequentato da Sordi, dove si riunivano quelli del “Marc’Aurelio”, un bisettimanale satirico italiano fondato a Roma nel 1931 dai fuoriusciti delle più importanti testate umoristiche che avevano caratterizzato i primi decenni del Novecento, con cui il futuro grande regista romagnolo, all’epoca diciottenne, esordì come disegnatore. I due divennero ben presto inseparabili amici per tutta la vita, tanto che Fellini accettò un piccolo cammeo nella parte di sé stesso nel celeberrimo film “Il tassinaro”, diretto e interpretato da Alberto nel 1983. Luogo d’elezione per entrambi era via Vittorio Veneto, che ci fa tornare ancora più indietro nel tempo, all’anno 1957 per l'esattezza, in cui uscì "Il Conte Max" con l’impareggiabile interpretazione sordiana del "giornalaro" Alberto Boccetti, appassionato del jet set capitolino, con la sua edicola frequentata da un conte squattrinato, al secolo Max Orsini Varaldo interpretato da Vittorio De Sica: la storica rivendita di giornali tuttora esiste all’angolo con via Ludovisi.

Le location romane della cospicua filmografia di Alberto Sordi sono numerose. Tra queste due sono state scelte dall’amministrazione capitolina per omaggiarlo a livello toponomastico: la Galleria Colonna, a lui stesso intitolata dal 7 dicembre 2003, pochi mesi dopo la sua scomparsa, in cui nel 1973 volle girare qualche scena di "Polvere di stelle", e un viale che porta il suo nome, inaugurato il 16 febbraio 2013 nei pressi della Casa del Cinema, all'interno di Villa Borghese, lo storico parco romano dove recitò alcune sequenze nel 1951 in “Mamma mia, che impressione!”, film diretto da Roberto Savarese e sceneggiato dallo stesso Albertone, in cui lui ebbe il primo ruolo da protagonista assoluto.

Quest’ultima pellicola prese le mosse in realtà dal suo primo personaggio radiofonico, che rese peraltro celebre una zona del suburbio romano, decisamente periferica e non solo in termini geografici: si tratta della “Parrocchietta”, dove sorge la chiesa parrocchiale di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto: forse pochi sanno che proprio là, sotto il grande viadotto della Portuense, un antico cimitero racconta la vita e la morte di uomini e donne dell’Ottocento. Il camposanto venne costruito in seguito ad un’epidemia, allora si trattò di colera, scoppiata nel 1855 e, passata l’emergenza sanitaria, fu aperto alle sepolture dei morti della comunità della Magliana, persone semplici ma testimoni anche di grandi eventi storici come la Grande Guerra. Nel 1931 l’area funeraria venne acquistata dal Comune di Roma e dal 1992, dopo la sopraelevazione della via Portuense, e la realizzazione di viale Isacco Newton, giace ormai dimenticata ma, grazie all’amore per la sua città e alla scanzonata e vena comica da romano verace dell’immortale Alberto Sordi, oggi possiamo riscoprirla e apprezzarla.