TRIPPLUS_SALA_DI_COSTANTINO_IN_LATERANO

Non solo la Roma imperiale ma soprattutto quella cristiana ha voluto rendere omaggio all’imperatore Costantino I il Grande. Nell’Urbe, infatti, a colui che nel 313 d.C. concesse libertà di culto ai Cristiani, sono dedicati l’Oratorio di San Silvestro, nel complesso della basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio, e ben due sale: una, la più nota, fa parte delle cosiddette Stanze di Raffaello, all’interno del Palazzo Apostolico Vaticano mentre l'altra si trova nella residenza ufficiale del Vescovo di Roma, il Palazzo Apostolico Lateranense.

Quest’ultima, in particolare, costituisce una delle dieci stanze di rappresentanza dell’ala “pubblica”, ufficiale, della residenza papale, voluta dal pontefice piceno Sisto V (1585-1590) e commissionata al suo architetto di fiducia, il ticinese Domenico Fontana (1543-1607). Questa sala in verità fu sottoposta a delle manomissioni all’inizio del XIX secolo, durante l’occupazione napoleonica cui seguì un totale abbandono e, pertanto, papa Gregorio XVI (1831-1846) incaricò il suo tesoriere generale nonché presidente dell’Ospizio Apostolico, il cardinale romano Antonio Tosti, di provvedere al restauro non solo di questo ma anche degli altri ambienti dell’edificio maggiormente danneggiati. Il compito fu affidato all’architetto e ingegnere modenese Luigi Poletti (1792-1869) che ripristinò il soffitto di questa sala, scegliendo, per fede e devozione, di prestare il proprio servizio gratuitamente, con la collaborazione del pittore romano Vincenzo Camuccini (1771-1844), tra i più importanti del Neoclassicismo, al quale venne affidato l’intervento relativo all’apparato pittorico.

Nel 1844, inoltre, il pontefice bellunese Gregorio XVI, essendo un grande appassionato di arte antica, destinò il palazzo papale in Laterano a sede del Museo Gregoriano Lateranense, poi trasferito negli anni Sessanta del secolo scorso nei Musei Vaticani, quando San Giovanni XXIII (1958-1963) decise di trasferire nuovamente la residenza papale nella sua originaria storica sede. Nel piano nobile vi furono allora sistemati parecchi mosaici antichi e, nella sala dedicata a Costantino, venne in particolare collocato, come pavimentazione, un grande tappeto musivo raffigurante atleti e giudici, a sua volta proveniente dalle Terme di Caracalla, edificate all’inizio del III d.C. nell’area adiacente il tratto iniziale della via Appia. Questo mosaico fu trasferito in seguito in Vaticano e ora si può ammirare nell’area soprannominata la “Zitella”, dove è collocato a terra all’interno di una sala la cui copertura in cemento armato è nota come la “Conchiglia”, per la sua insolita forma.

Nella Sala di Costantino, grazie al restauro ottocentesco, si è preservata la decorazione pittorica originaria ad affresco del registro superiore, risalente all’epoca di Sisto V. A codificare l’ampio programma teologico delle decorazioni, presenti in tutte le sale del Palazzo Lateranense, furono alcuni porporati, tra cui il potente cardinale toscano Roberto Bellarmino (1542-1621). Nei grandi cantieri, voluti dal papa Sisto V, il pittore manierista modenese Giovanni Guerra (1544-1618) svolse un ruolo di mediatore tra i dotti teologi e gli artisti (un centinaio, ognuno specializzato in una propria mansione) inventando, sulla traccia dei teologi, i soggetti e le storie che si dovevano dipingere, definendo le griglie ornamentali e fissando gli schemi di divisione nelle volte e ideando anche l’apparato araldico e allegorico degli affreschi. L’orvietano Cesare Nebbia (1536-1614), allievo del bresciano Girolamo Muziano (1532-1592), tra i più illustri esponenti della corrente del tardo manierismo, ebbe invece il compito di disegnare i soggetti elaborati dal Guerra, dando forma ai paesaggi e ai personaggi.

Sulla parte alta delle pareti della Sala di Costantino possiamo, in particolare, ammirare un fregio affrescato, in cui sono rappresentati alcuni episodi significativi della vita di questo imperatore, il cui ritratto ad affresco è presente anche in un altro ambiente del Palazzo Lateranense, la Sala degli Imperatori, che prende nome dalle effigi di quattordici sovrani romani che hanno difeso e custodito la fede cristiana durante i propri regni. Nella Sala di Costantino le scene sono tutte descritte da un’iscrizione contenuta in una tabula sottostante, e trovano il loro posto tra figure allegoriche e paesaggi simbolici. Vi sono rappresentati quattro avvenimenti, la cui fonte storica è la Legenda Aurea, opera agiografica attribuita al frate domenicano Jacopo De Fazio, noto come Jacopo o Giacomo da Varagine (1230 circa-1298), antico nome latino del borgo ligure di Varazze. Due di questi soggetti sono raffigurati anche nell’omonima Sala Vaticana: la Visione della Croce di Costantino, avvenuta nella vigilia della storica vittoria contro il grande rivale Massenzio, fratello di sua moglie Fausta, e il Battesimo di Costantino ma entrambe le scene presentano sostanziali differenze stilistiche ed iconografiche con quelle dipinte dagli allievi di Raffaello. Gli altri due episodi raffigurati sono Costantino che riconosce l’autorità del pontefice e conduce per il morso il cavallo di papa Silvestro I in Roma e Costantino che offre doni alla Chiesa.

Tra i numerosi arredi che addobbano questa sala spicca inoltre un ritratto del papa urbinate Clemente XI Albani (1700-1721) che, insieme all’allora Cardinale Vicario Benedetto Pamphilj (1653-1730), pronipote di un altro pontefice, Innocenzo X (1644-1655), e noto per il suo mecenatismo, fece realizzare le statue monumentali in marmo raffiguranti i Dodici Apostoli e collocate sulle gigantesche soglie, simboleggianti le dodici porte della Gerusalemme Celeste, ricavate in altrettante grandi nicchie lungo la navata centrale della Basilica Lateranense. In particolare, il pontefice marchigiano volle pagare di tasca sua la statua di San Pietro mentre il porporato finanziò la realizzazione dell’effigie marmorea di San Giovanni e infine tutte le altre vennero erette a spese di sovrani e principi europei, dal Re del Portogallo all’Elettore di Baviera.

Possiamo concludere che la Chiesa cattolica ha voluto celebrare sontuosamente l’imperatore Costantino in quanto i pontefici, in qualità di Vescovi di Roma, si considerano legittimi eredi e successori del potere imperiale e questo potere temporale sarebbe legittimato dalla stessa storia in quanto Costantino è stato il primo sovrano a riconoscere l’autorità non solo spirituale ma anche politica della Chiesa di Roma. Il potere di governo, il compito di custode della dottrina, e quello di ponte tra l’uomo e Dio, è pertanto lo stesso compito che il Papa è chiamato a svolgere, in quanto successore di Pietro.