TRIPPLUS_AVENTINO, IL COLLE DELLE ROSE

La Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta, singolare attrazione turistica che vanta anche il più bel esemplare di cedro del Libano; il Giardino degli Aranci, gioiello botanico con splendido affaccio panoramico. Il colle Aventino è senza dubbio il polmone verde di Roma ma, da un punto di vista naturalistico e paesaggistico, la sua vera perla è il roseto pubblico: unico al mondo per la sua spettacolare posizione, adagiato sulla sua pendice orientale, di fronte alle vestigia del Palatino, appena sopra il Circo Massimo.

A Roma per il “giardino delle rose” non poteva essere scelto luogo più adatto visto che, fin dal III sec. a.C., questi ettari di terra erano dedicati ai fiori: lo scrittore latino Tacito, negli Annales, parla dell’esistenza proprio presso quel pendio di un tempio dedicato alla dea Flora, celebrata con i "Floralia" o “Ludi Florales”, giochi istituiti allo scopo di ottenere dalla divinità la protezione per la fioritura e che avevano luogo in primavera nel Circo Massimo. L’area dove sorse quest’ultimo era peraltro detta anticamente “Vallis Murcia”, ricordata anche dalla toponomastica (via di Valle Murcia è la strada che divide lo stesso roseto) e lo stesso Aventino era chiamato Mons Murcius o Murteum, per la presenza, secondo le fonti, di un boschetto di mirti.

Il roseto però originariamente non sorgeva qui ma le sue radici affondano fino ai Castelli Romani, nel territorio di Grottaferrata, nelle vicinanze della catacomba Ad Decimum. È qui che la sua storia ha inizio, grazie all'interessamento di Mary Gayley: appartenente ad una famiglia statunitense benestante, questa donna ebbe la fortuna di poter viaggiare per il mondo, in compagnia della madre e delle due sorelle. A Roma, grazie ad alcuni amici comuni, conobbe il conte Giulio Senni: una storia d'amore che ebbe il suo lieto fine nel 1907, quando i due giovani si sposarono a New York, per stabilirsi prima a Roma, poi definitivamente a Grottaferrata, nella villa Senni di proprietà di una zia di Giulio. È qui che nacque in lei la passione per il giardinaggio e, in particolare, la sua predilezione per le iris e le rose. Dopo aver visitato il roseto del parco di Bagatelle a Parigi, la contessa ne rimase profondamente affascinata e nella sua mente balenò allora l'idea di creare anche a Roma un giardino botanico specializzato in rose. Non furono poche però le difficoltà che incontrò per vedere realizzato il progetto, ma fu in grado di affrontarle grazie ad un carattere deciso, ad una notevole intraprendenza ed al forte entusiasmo che la motivava. Nel 1924 donò al Comune di Roma una prima collezione di rose provenienti dal suo giardino di Grottaferrata. L'allora Regio Commissario le fece piantare nelle aiuole del Pincio ma l’inadeguatezza del luogo suscitò disappunto nella contessa che si spinse persino a chiedere che le rose le venissero restituite o, piuttosto, bruciate. Il pessimo esito di questo primo tentativo non scoraggiò la donatrice finché le sue richieste furono ascoltate dal Governatorato di Roma. Nel 1932 nasce così il primo roseto comunale di Roma, costituito da circa 300 piante e dislocato sul colle Oppio, la propaggine più bassa e meridionale dell’Esquilino, dove già ne era presente una raccolta proveniente dal Vivaio del Governatorato.

Purtroppo, questo primo impianto andò completamente distrutto senza pietà durante la Seconda Guerra mondiale e allora si decise di ricostruirlo trasferendolo sulle pendici del colle Aventino, nella stessa area acquistata nel 1645 dalla Compagnia Ebraica di Carità e Morte che vi creò il primo cimitero israelitico in prossimità del ghetto (in precedenza, i Giudei romani veniva sepolti in prossimità di Porta Portese). La zona, ricoperta di orti e vigneti già durante l'epoca medioevale e fino all’inizio del XVII secolo, rimase luogo di sepoltura ebraico fino al 1935, quando ne venne ultimata la demolizione per aprire l'attuale via del Circo Massimo e la stessa terra cimiteriale fu definitivamente trasferita presso il Cimitero Monumentale del Verano. Oggi sono rimasti i ritti cipressi che ancora si ergono isolati in alcune aiuole della zona mentre il terreno, destinato a parco dal nuovo piano regolatore, divenne purtroppo un orto di guerra durante il secondo conflitto mondiale e, in seguito, rimase incolto fino al 1950. Il luogo piacque però tanto alla contessa Mary che lo scelse come nuova sede del roseto. Interpellata per rispetto la Comunità Ebraica romana, questa acconsentì alla piantagione delle rose ma chiese che, a ricordo della precedente destinazione sacra, fosse posta una stele con un una lapide a forma di Tavole delle Legge mentre i vialetti che dividono le aiuole, nell'area che ospita la collezione, assunsero, come atto di ringraziamento, l’ideale forma di un "Menorah”, il candelabro a sette bracci, simbolo dell'Ebraismo.

Il giardino segue la pendenza del terreno e presenta una forma ad anfiteatro in cui, nell'area più vasta, si trova la collezione delle tre principali varietà di rose: botaniche o selvatiche, antiche e moderne. Ne sono ospitati circa 1.200 esemplari, provenienti da tutto il mondo, tra cui specie primordiali che risalgono a 40 milioni di anni fa, molto pregiate e poco conosciute. I loro nomi, tutti iscritti in un albo ufficiale, sono spesso decisamente curiosi ed ispirati anche a personaggi delle arti e della cultura, come romanzieri (Victor Hugo, Karen Blixen), poeti (Jaques Prévert, Federico Garcia Lorca), compositori (Niccolò Paganini), pittori (Botticelli, Rembrandt), attori cinematografici (Philippe Noiret, Ornella Muti) e persino politici e statisti come la Rosa Sandro Pertini, inventata in Francia nel 1987. Alcune denominazioni inoltre sono decisamente ingannevoli come Wall Street, che in realtà viene dall’Italia, o Pinocchio, creata in Nuova Zelanda. Varietà rare e particolari s'intrecciano in questa collezione catturando l'interesse del visitatore. Tra queste ne troviamo una dedicata alla fine della guerra delle Due Rose: il suo fiore, quando è in boccio, è rosso come la rosa dei Lancaster, ma quando si apre è bianco come la rosa degli York: le due famiglie in guerra per il trono inglese. La Rosa Peace, in Italia conosciuta con il nome "Gioia", ha invece una storia molto particolare: le talee di questo ibrido, ottenuto in Francia allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, prima che le frontiere francesi fossero chiuse, furono inviate ai vivaisti che ne avevano acquistato i diritti in Italia, in Germania e negli Stati Uniti. Alla fine della guerra, la stessa varietà fu posta come ornamento sui tavoli delle trattative di pace della Conferenza di San Francisco, divenendone così il simbolo, come ricordato dal suo nome. Altre varietà hanno importanti particolarità a livello botanico, come la Rosa Mutabilis (o “Rosa delle Farfalle” perché i suoi petali creano l’illusione di una massa di farfalle dai colori vivaci posate con grazia sul cespuglio), il cui fiore in cinque giorni cambia colore sette volte. Fra le più curiose, la minuscola Rosa Chinensis Virdiflora, dai petali completamente verdi, la Rosa Omeiensis Pteracantha, il cui nome significa che ha spine a forma di ala e incredibilmente trasparenti controluce e fiori a quattro petali anziché cinque, e la Rosa Primula, così chiamata dai fiori bianchi molto simili a quelli delle primule e il cui fogliame, in particolar modo, emette un forte profumo d’incenso che si diffonde nell’ambiente circostante.

Nella sezione del giardino più a valle e di minori dimensioni si trovano invece i settori dove vengono dimorate le varietà di rose partecipanti al "Premio Roma" e, nell’ovale al centro, l’albo d’oro con la collezione di quelle che hanno vinto, nel corso degli anni, questa prestigiosa manifestazione. Si tratta di un concorso internazionale, istituito nell’originaria sede di Colle Oppio a partire dal 1933 dalla stessa creatrice del roseto, la contessa Mary, che ne fu la prima curatrice ed al quale partecipò per molti anni come componente della giuria. Ha luogo ogni anno, in questo periodo, precisamente nel terzo sabato del mese di maggio, ed elegge i migliori esemplari inediti di rose in concorso, ottenuti con innesti ibridi di talee. La Giuria Internazionale è formata da membri non necessariamente legati al mondo delle rose, tra cui anche personaggi del mondo dell'impegno sociale e della cultura e qualcuno narra addirittura della fantomatica presenza, negli anni Cinquanta, della scrittrice britannica Agatha Christie (ovviamente sotto un altro nome), la quale nutriva una grande predilezione per questa specie floreale tanto da menzionarla persino nel titolo di un suo romanzo.

Quest’anno, a causa della pandemia, il roseto è momentaneamente chiuso e il concorso rimandato a data da destinarsi ma ci auguriamo che Romani e turisti possano tornare presto a godere questo meraviglioso spettacolo di inebrianti colori e odori impreziosito da una vista panoramica mozzafiato.