Se percorriamo la via Ostiense verso la basilica di San Paolo fuori le Mura, potremo notare, sulla destra, all’altezza del civico 106, un bassorilievo e un’epigrafe. Siamo in prossimità della Centrale Montemartini, ex impianto termoelettrico, oggi adibito a spazio espositivo facente parte del sistema museale capitolino e ospitante circa 400 statue romane. In questo luogo, fin dai primi secoli del Cristianesimo, esisteva una piccola edicola sacra, nota come "Edicola della Separazione", in ricordo dell’ultimo, fraterno abbraccio di commiato che proprio qui si sarebbero scambiati gli Apostoli Pietro e Paolo, provenienti dal carcere Mamertino, prima di essere separati per andare ognuno al proprio luogo di martirio, avvenuto probabilmente nell’anno 67. Secondo l’archeologo romano Orazio Marucchi, esperto in antichità cristiane, all’origine di questa leggenda ci sarebbe un episodio tramandato da alcune fonti: il congedo tra Paolo e la nobile matrona Plautilla, che avrebbe prestato all’Apostolo il velo con cui coprirsi il capo nel momento dell’esecuzione.
In seguito l’edicola venne trasformata in una cappella chiamata "Ecclesiam Apostolorum". La chiesetta è nominata nel catalogo cinquecentesco di Francesco Del Sodo ma non si hanno dati certi riguardo la sua edificazione. Probabilmente sarebbe stata eretta in epoca medioevale. Era situata a metà del tratto di strada tra la Piramide e la basilica di San Paolo, presso un ponticello che scavalcava la marrana dell’Almone, sul lato sinistro di chi usciva dalla porta Ostiense. Sicuramente è attestata in una mappa di Roma di Leonardo Bufalini del 1551, che la indica con il nome di "Crucifixus". Nel 1562 la cappellina fu concessa da Pio IV all’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti e sei anni più tardi venne demolita per poi essere ricostruita sul lato opposto della strada, con annesso un piccolo ospedale. In una pianta disegnata nel 1577 dall’architetto, incisore e cartografo francese Étienne Dupérac, venne nuovamente menzionata come “Cappella del Crocifisso” ma fu erroneamente posta nel luogo originario, sul lato opposto della strada. In questa carta il sacello appare provvisto di un campanile a base quadrata e compreso tra due edifici rurali.
Nella “La Nuova Topografia di Roma”, grande mappa, composta di dodici fogli, ultimata e pubblicata nel 1748 dall’illustre ingegnere e incisore ticinese Giovanni Battista Nolli, la cappellina è invece collocata nel punto esatto mentre alcune rarissime fotografie scattate a fine Ottocento ne tramandano le linee semplici e sobrie, il tetto a capanna, un campaniletto a vela. Sopra l’unica porta di accesso vi era un’edicola sostenuta da due esili colonnine, che proteggeva un bassorilievo tardo quattrocentesco, di scarsa fattura, raffigurante l’abbraccio tra i due Apostoli, effigiati secondo l’iconografia tradizionale: Pietro con una folta chioma e la barba arrotondata, Paolo stempiato e con la barba appuntita. Al di sotto un’iscrizione riportava l’epistola a Timoteo dello pseudo Dionigi l’Areopagita, con le parole di commiato che gli Apostoli si sarebbero scambiati. All’interno, l’altare era sovrastato da un quadro raffigurante San Filippo Neri, tuttora molto venerato a Roma, mentre ai lati vi erano dipinti, a grandezza naturale, i due Apostoli protagonisti e, sotto ognuno di loro, un’edicola con la cornice ornata da un mosaico cosmatesco, presumibilmente memoria di un preesistente edificio medioevale.
Nel 1915, per ampliare la via Ostiense, la chiesetta venne purtroppo demolita a e l’iscrizione che commemorava lo storico commiato andò a finire nella sacrestia della chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, poiché il pio sodalizio che vi aveva sede era ancora in possesso della cappellina ormai distrutta. Del bassorilievo invece si erano addirittura perse le tracce ma fu, per fortuna, ritrovato e custodito temporaneamente dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Successivamente, per preservarlo, fu posto, insieme con il rilievo, in una sala al secondo piano della torre orientale della Porta San Paolo, che oggi ospita il Museo della via Ostiense.
In occasione dell’Anno Santo del 1975, il sodalizio che risponde al nome di “Associazione tra i Romani”, d’intesa con l’amministrazione capitolina, ha provveduto però a far realizzare da un artigiano, Carlo Mercatali, un calco in cemento del bassorilievo da far apporre, con una lapide commemorativa, nel punto in cui sorgeva la cappellina demolita.
Nel celebrarli con grandi onori ricorriamo dunque anche noi alla potente intercessione dei due santi Patroni di Roma che hanno condiviso questa gloriosa città come luogo per testimoniare, con il dono totale di sé, la loro fede.