STATUA DI SAN MICHELE_GIARDINI VATICANI

Roma è particolarmente devota all’Arcangelo Michele, il cui nome deriva dall’espressione teoforica ebraica Mi-ka-El, in latino Quis ut Deus? (“Chi è come Dio?”). Il culto di questa figura angelica, impropriamente ma tradizionalmente equiparata ad un santo e venerata anche nella religione islamica, si diffuse in origine nell’Oriente cristiano, quando l'imperatore Costantino, nel 313, gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Bisanzio, città dal sovrano stesso rifondata con il nome di Costantinopoli-Nuova Roma e peraltro denominata, dalle antiche genti slave, Michaelgrad (“Città di Michele”).

La venerazione si estese presto anche in Occidente e, in particolare, a Roma, dove sappiamo che nel novembre 589 un’altra terribile pandemia, la pestis inguinaria (detta “morte nera”), diffusasi dall’Egitto in tutto l’impero bizantino, seminò anche allora terrore e morte. Tra le vittime non venne risparmiato neppure papa Pelagio II, che perì all’inizio dell’anno 590. Il suo successore, San Gregorio Magno, intimamente convinto che per arrestare questo flagello non fossero sufficienti i mezzi a disposizione dell’uomo, si rivolse a Dio arrivando a prendere l’iniziativa di portare in processione verso la Basilica di San Pietro la nota icona mariana che da allora ebbe l’appellativo di Salus Populi Romani (“Salute” ma anche “Salvezza” del Popolo Romano), oggi conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore e tuttora molto venerata. Secondo quanto narrano Gregorio di Tours e Iacopo da Varazze, man mano che la sacra immagine avanzava, l’aria si purificava ed i miasmi della peste si dissolsero. Giunti in prossimità del Mausoleo di Adriano, scesero dal cielo schiere di angeli posizionandosi intorno al quadro e cantando quelle che poi, secondo la tradizione, sarebbero diventate le parole del Regina Coeli, l’antifona che nel tempo liturgico pasquale sostituisce la preghiera mariana dell’Angelus. Sulla sommità della tomba imperiale allora apparve – come scrisse anche uno dei più grandi storici della Chiesa, il cardinale Cesare Baronio – proprio l’Arcangelo Michele nell’atto di rinfoderare la spada cui seguì immediatamente la prodigiosa fine della pestilenza. Ancora oggi, peraltro, nei Musei Capitolini si conserva una pietra circolare con l’impronta che sarebbe stata lasciata, in quella mirabile circostanza, dal Principe delle Milizie Celesti, mentre quel gesto miracoloso fu immortalato collocando una statua raffigurante l’Arcangelo, la cui ultima versione ancora domina la Mole Adriana che da allora assunse il nome di Castel Sant’Angelo.

In verità il culto micaelico, quando avvennero questi fatti, era già diffuso a Roma. Fu infatti un altro grande pontefice, Leone I, anche lui insignito del titolo di Magno, che nel 461, di fronte all’avanzata delle orde unniche capeggiate dal tremendo Attila, non a caso soprannominato “Flagello di Dio”, invocò anche in questo caso la protezione del potente Arcangelo su Roma. Venne esaudito e come atto di ringraziamento eresse una basilica in onore di San Michele. Il 29 settembre, giorno della dedicazione, come attesta il Martirologio Geronimiano (il più antico catalogo dei martiri cristiani della Chiesa latina pervenuto sino ad oggi, erroneamente attribuito a san Girolamo ma redatto in realtà da un autore anonimo del V secolo), venne fissata la festa liturgica dello stesso Arcangelo, oggi associata a quella di San Gabriele e San Raffaele. Il santuario, noto come basilica Beati Arcangeli in Septimo, in quanto sorgeva al VII miglio della via Salaria, presso una località denominata Mons S. Angeli, identificabile oggi con il versante meridionale della collina di Castel Giubileo, nel VII secolo era inserito nell'elenco delle chiese visitate regolarmente dai pellegrini ma appena due secoli dopo venne abbandonato e progressivamente completamente occultato dalla vegetazione, al punto che se ne persero traccia e memoria. Solo nel 1996, in occasione di lavori di consolidamento di un villino appartenente ad una congregazione di religiose, i resti della basilica sono stati rinvenuti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Questa chiesa può essere pertanto considerata la prima dedicata in occidente all’Arcangelo Michele, in quanto la sua edificazione è, con attendibilità storica, anteriore a quella di tutti i luoghi del culto micaelico tuttora attestati, compreso quello di Monte Sant’Angelo sul Gargano, inserito nel 2011 dall’Unesco tra i siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

A Roma l’Arcangelo Michele è ancora molto venerato, specialmente in Vaticano: nel 2013 papa Francesco lo ha consacrato patrono, inaugurandone una statua nei Giardini Vaticani e peraltro, a due passi dal colonnato di piazza San Pietro, in zona extraterritoriale, troviamo una chiesa a lui dedicata, eretta in epoca medioevale dalla comunità cattolica germanica della Frisia (regione oggi posta tra l'Olanda del Nord e la Germania del Nord). Sempre da quelle parti, nel rione Borgo, infine, esiste ancora una arciconfraternita che ne porta il nome, in quanto venne istituita in origine per amministrare un ospedale, sorto a fianco di un altro sacrario a lui dedicato, in prossimità di Castel Sant’Angelo, a ricordo della sua apparizione miracolosa, e più volte ricostruito ma definitivamente demolito nel 1939 per l’apertura di via della Conciliazione.

Affidiamoci dunque anche noi oggi alla potente intercessione di questo servitore di Dio in questo momento difficile, affinché ci liberi ancora dal terribile flagello che ci ha colpito.