TRIPPLUS_LA VILLA DELLE DONNE

Non possiamo in questi giorni fare attività fisica e giocare nei parchi pubblici ma possiamo scoprirne tante curiosità seppur stando forzatamente a casa.

Ad esempio che Villa Doria Pamphilj sia uno dei più estesi parchi urbani non solo di Roma ma anche d’Italia e d’Europa (ben 184 ettari, nella Capitale secondo solo al Parco Regionale dell’Appia Antica) non è una novità. Non tutti però sanno che questo grande polmone verde alle spalle del Vaticano ha, in realtà, una forte connotazione “rosa”.

Una trentina di aree, fra radure e viali della villa, sono state infatti intitolate a donne, attraverso un arco temporale che va dal XVII secolo fino ai giorni nostri (con le targhe alla giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja e alla scrittrice Oriana Fallaci, collocate pochi mesi dopo la loro morte). Tutte queste meritevoli donne costituiscono però il 50% di tutte le intitolazioni femminili del XII° Municipio, all’interno del quale sorge interamente il grande parco. Persino il ponte pedonale che da ormai vent’anni collega le due metà dell’area verde, divisa negli anni Cinquanta per la costruzione della via “Olimpica” (in quel tratto dedicata a papa Leone XIII) in occasione dei Giochi di Roma, è intitolato ad una esponente del gentil sesso, citata con un doppio cognome: si tratta della nota pittrice e figlia d’arte romana Artemisia Gentileschi Lomi (che originariamente si firmava con il secondo cognome, per prendere le distanze dal proprio padre Orazio ma in realtà cognome materno dello stesso genitore, già assunto da questi in precedenza per rivalsa familiare), vissuta nella prima metà del Seicento.

A partire dalla fine degli anni Settanta, ma con una maggior frequenza nei decenni successivi fino al 2008, le giunte capitoline che si sono allora avvicendate, hanno seguito la politica di intitolare quasi esclusivamente alle donne i sentieri e i viali interni di Villa Pamphilj. Le figure commemorate nel parco costituiscono un’inversione di tendenza rispetto alle scelte odonomastiche del passato, che privilegiavano invece nomi di sante, figure religiose o legate all’impegno sociale di tipo assistenziale e caritatevole. Le donne ricordate nel parco, di diversa provenienza geografica, hanno invece tutte avuto ruoli attivi e paritari nella società, dimostrando capacità di pensiero e di azione, indipendenza intellettuale e morale.

Tra le figure femminili celebrate troviamo dei nomi piuttosto noti come alcune eroine protagoniste del Risorgimento e della difesa della Repubblica Romana (la patriota milanese Cristina Trivulzio di Belgiojoso) o che difesero Roma e il mondo dalla violenza nazifascista (la partigiana romana Carla Capponi, Medaglia d’oro al valor militare). Non mancano le letterate di fama mondiale come le tre sorelle inglesi Charlotte, Emily e Anne Brontë, scrittrici e poetesse di epoca vittoriana, o le coraggiose giornaliste Camilla Cederna (figlia del dirigente d’azienda e calciatore milanese Guido, tra i soci fondatori della club calcistico del Milan) e le due già ricordate in precedenza testimoni di libertà e attiviste contemporanee: la russa Anna Politkovskaja (nata in realtà a New York da due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina di stanza presso l'ONU ma poi trasferitasi nella terra d’origine dove venne assassinata nel 2006 a soli 48 anni) e la fiorentina Oriana Fallaci, eroina della Resistenza italiana durante il secondo conflitto mondiale e distintasi poi per il suo spiccato anticonformismo.

Tra le donne che hanno dato lustro al mondo della musica accanto a nomi, per l’appunto, “altisonanti” come Anna Maria Cecilia Sophia Kalos (contrazione del cognome originario Kalogheropoulou), in arte Maria Callas, celeberrimo soprano e attrice statunitense di origine greca, figura anche quello della poliedrica Maria Giovanna Agostina Carta, cantautrice e attrice sia di cinema che di teatro nata in provincia di Sassari, e quello, probabilmente poco noto a molti, di Clara Josephine Wieck Schumann, pianista e compositrice romantica tedesca, sebbene sia stata la consorte del collega Robert Schumann.

Vorrei però focalizzare l’attenzione, anche come doveroso omaggio al preziosissimo e strenuo lavoro che in questi giorni sta indefessamente svolgendo il personale medico e paramedico in tutto il mondo, sull’infermiera Florence Nightingale (cognome quanto mai adatto ad una donna in quanto tradotto dall’inglese significa “usignolo”) che prese nome dall’italico luogo di nascita, esponente di una famiglia dell'élite borghese britannica di primo ottocento (il padre William Edward fu un pioniere dell'epidemiologia) e nota come "la signora con la lanterna": questa intraprendente donna, profondamente cristiana, tanto da considerare la sua professione una chiamata divina, è infatti considerata la fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, in quanto fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l'utilizzo della statistica.

In questa sorta di “Pantheon all’aperto” dell’universo femminile, sono inoltre doverosamente ricordate alcune figure storiche del femminismo come Anna Maria Mozzoni, Carlotta Clerici e, soprattutto Simone Lucie Ernestine Marie Bertrand de Beauvoir, conosciuta come Simone de Beauvoir, scrittrice, saggista, filosofa esistenzialista, insegnante e femminista parigina, compagna del collega Jean-Paul Sartre e considerata la madre del movimento femminista, nato in occasione della contestazione studentesca del maggio 1968. A tal proposito non poteva mancare una targa toponomastica dedicata alla data dell’8 marzo, Festa della Donna, proprio nel parco cittadino romano che, per ironia della sorte, ricorda ancora nel nome una nobile stirpe, quella dei Pamphilj, che vanta tra i suoi membri, soprattutto negli ultimi secoli, una così massiccia presenza femminile che l'ha costretta ad imparentarsi con altre casate di sangue blu, prima con i Doria e poi con i Landi, per continuare la discendenza.