TRIPPLUS_LO SEDERENATO DE TRASTEVERE_foto

Il 26 ottobre 1871 nasce a Roma, in via del Babuino, all’angolo con via della Croce, uno dei più celebri poeti in lingua romanesca: Carlo Alberto Camillo Salustri, noto con lo pseudonimo di Trilussa, anagramma del suo cognome, da lui stesso coniato a sedici anni. In verità si è scritto molto sulla corretta data di nascita di questo letterato poiché aveva il vezzo di togliersi qualche anno. Fra le sue carte personali, infatti, vi sono ben quattro passaporti e ognuno presenta una data diversa, oscillante fra il 1871 e il 1874.

Secondogenito di Vincenzo, cameriere originario di Albano Laziale, e Carlotta Poldi, sarta bolognese, Trilussa venne battezzato il 31 ottobre nella chiesa romana di San Giacomo in Augusta, con l'aggiunta di un quarto nome, Mariano, probabilmente per la grande devozione della sua famiglia verso la Vergine Maria. Suo padrino era il marchese romano Ermenegildo Del Cinque Quintili, che in seguito accolse nel suo palazzo in piazza di Pietra il suo figlioccio e la madre di questi, nel frattempo diventata vedova per la morte del marito. Nel 1928 toccò allo stesso poeta il ruolo di padrino, al battesimo del futuro noto giornalista sportivo romano Alessandro Ciotti, detto Sandro (1928–2003), voce storica del popolare programma radiofonico Tutto il calcio minuto per minuto.

A testimonianza della sua fede schietta, che conservò durante la sua vita, Trilussa scrisse, tra i tanti, un sonetto, intitolato “La Fede”, particolarmente apprezzato da un pontefice, il Beato Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani (1912-1978), che non solo ne prese spunto per sviluppare una delle lettere contenute nel suo libro “Illustrissimi” ma lo ha inoltre recitato interamente durante l’udienza papale di mercoledì 13 settembre 1978.

Nel 1922 il poeta entrò anche tra i membri di uno storico cenacolo letterario romano, l’Accademia dell’Arcadia, fondata a Roma il 5 ottobre 1690 da due letterati, il calabrese Giovanni Vincenzo Gravina (1664-1718), e il marchigiano Giovanni Mario Crescimbeni (1663-1728), assumendo però un altro pseudonimo, Tibrindo Plateo, lo stesso utilizzato da Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), della cui produzione poetica era grande conoscitore ed estimatore.

Trilussa ricevette anche dal Presidente della Repubblica Luigi Numa Lorenzo Einaudi (1874-1961) la nomina a senatore a vita il 1° dicembre 1950 ma tre settimane dopo, il 21 dicembre, lo stesso giorno di suoi due illustri colleghi, il suddetto Giuseppe Gioacchino Belli e Giovanni Boccaccio (1313-1375), il poeta, già da tempo malato, scomparve, a 79 anni. La dipartita avvenne nella sua casa-studio di Palazzo Corrodi, in via Maria Adelaide, vicino piazza del Popolo, dove abitava con il gatto Pomponio e la fedele governante Rosaria Tomei, detta Rosa.

Il Comune di Roma, in suo ricordo, fece collocare un sarcofago di foggia romana sulla sua tomba, in marmo bianco, nel Cimitero Monumentale del Verano, in cui è scolpito un libro dove è incisa la sua poesia più cara tra le tante composte: Felicità. In occasione del quarto anniversario della sua morte, Roma volle rendergli il dovuto omaggio e venne così eretto un monumento in suo onore nella piazza del rione Trastevere nota in passato come piazza di Ponte Sisto, in prossimità del quale si trova, a lui poi intitolata dal 1952. La collocazione non è casuale perché Trilussa soggiornò effettivamente per quasi un decennio nel rione simbolo della romanità e precisamente al quarto piano del palazzo al civico 44 di piazza in Piscinula e, all’interno del Museo di Roma in Trastevere, in piazza Sant’Egidio, è stata recentemente riallestita la “Stanza di Trilussa”, che ospita un’ampia selezione di materiali e cimeli personali del poeta provenienti dalla sua ultima abitazione che, alla sua morte, furono donati al Comune di Roma.

Il monumento celebrativo di Trilussa, inaugurato il 21 dicembre 1954 alla presenza di una vasta folla, è posizionato sul lato destro della piazza e presenta un mezzo busto in bronzo raffigurante il poeta, collocato su un basamento in cortina laterizia. L’autore è lo scultore romagnolo Lorenzo Ferri (1902-1975), tra i più importanti scultori e medaglisti del XX secolo. Il maestro Ferri, fervente cattolico, frequentando gli ambienti ecclesiastici romani, strinse amicizia con monsignor Lorenzo Castellani, parroco di Cave, che lo portò per la prima volta nella cittadina laziale per la quale l’artista romagnolo realizzò alcune opere, tra cui uno dei presepi monumentali più alti del mondo, oggi esposto nel museo che prende nome dallo stesso artista e situato nel cuore della stessa suddetta località. A Roma collaborò con l’archeologo campano Ernesto Maria Vergara Caffarelli (1907-1961) al restauro del gruppo marmoreo del Laocoonte nei Musei Vaticani e, su incarico della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, al restauro della basilica di San Lorenzo fuori le mura, a seguito del tremendo bombardamento inflitto dalle truppe anglo-americane.

Il monumento, decorato da elementi architettonici antichi, in marmo, tra cui un capitello, un frammento di architrave, una parte di transenna, ritrae il poeta chino, nell’atto di recitare le sue poesie, accompagnando con il movimento della mano la ritmica cadenza dei suoi versi. Sotto la scultura, sono incisi i versi del componimento All’ombra, rappresentativo della satira efficace e sottile e della pungente ironia popolare trilussiana.

La scultura piacque molto al giornalista romano Giuseppe Ceccarelli, noto come Ceccarius (1889-1972), uno dei fondatori del Gruppo dei Romanisti. Non tutti però la pensavano nella stessa maniera e, interprete del malcontento generale, si fece in particolare il fumettista, giornalista e scrittore romano Guglielmo Guastaveglia, noto anche con lo pseudonimo di Guasta (1889–1985), che il 10 febbraio 1958 pubblicò a proposito sul giornale satirico “Il travaso delle idee”, da lui fondato e diretto, anche un sonetto sarcastico. In verità già il giorno dell’inaugurazione, quando il monumento fu scoperto davanti alle autorità e, in particolare, al sindaco allora in carica, l’ingegnere, politico e accademico romano Salvatore Rebecchini, (1891-1977), e al Direttore dell'Istituto di Studi Romani, il tolfetano Ottorino Morra (1906-1977), lo stupore si trasformò presto in aperta disapprovazione. Il ricordo del poeta era ancora molto vivo e, inoltre, la sua figura doveva essere posta più in alto, come se si affacciasse da una finestra. La sistemazione che fu data al busto presenta invece un personaggio che assume una posa scomposta, goffa e contorta, non attribuendo così il giusto merito allo scultore e non rievocando la proverbiale eleganza di Trilussa e nemmeno il portamento signorile per cui era famoso, anche grazie alla sua eccezionale altezza (quasi due metri). L’unico dettaglio fedele, oltre all’evidente somiglianza, sono le lunghe dita della mano, un connotato del poeta quando si impegnava in qualche discussione.

La figura plasmata nel bronzo appare oltretutto decisamente ingobbita, tanto che i Romani, con il loro pungente e puntuale sarcasmo, l’hanno subito ribattezzata lo “sderenato de Trastevere”. In ogni caso Roma è sempre pronta a rendere il giusto omaggio e tributo ai suoi figli più illustri che con orgoglio ne hanno decantato virtù e vizi, nobiltà e miseria.