Il 13 giugno si festeggia Sant’Antonio da Padova (1195-1231), molto venerato in tutto il mondo e particolarmente in Italia. Nella Roma “sparita” questo religioso e presbitero francescano, in origine canonico regolare, nato in Portogallo, dov’è noto come Antonio da Lisbona, era il protettore dei cosiddetti “fravolari”, i venditori di fragole.
Nell'antica civiltà romana già si mangiava questo buonissimo frutto, denominato “fragrans”, per il suo profumo, alle feste in onore di Adone (nome che nelle lingue semitiche significa "Signore" (“Adonai” in ebraico), una figura mitologica oggetto di un importante culto nelle varie religioni legate ai riti misterici ispirati dalla apparente morte e resurrezione stagionale della vegetazione. Pare che fosse un giovane dotato di una bellezza straordinaria, tanto che anche oggi quando si elogia un uomo per la sua notevole avvenenza fisica si dice che “è un Adone”. Ci sono varie versioni mitologiche su questo personaggio e, secondo una di queste, si invaghì di lui Venere, la dea della bellezza, la quale, quando questi fu per errore ucciso, pianse copiose lacrime, che, giunte sulla terra, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le fragole.
I suddetti festeggiamenti si tenevano nelle cosiddette “idi”, dal latino “ides”, derivato da “idem”, che significa “uguale”: nel calendario in vigore nell’Antica Roma erano i giorni che divideva ogni mese in due parti all’incirca uguali e, nello specifico, a giugno, il giorno tredicesimo. Al di là della coincidenza di date, non è chiaro perché Sant’Antonio da Padova sia stato scelto a Roma come protettore di quanti raccoglievano le fragole e, in ogni caso, non si riscontra nessuna attinenza tra la sua vicenda terrena e il falso frutto delle piante del genere Fragaria vesca, noto comunemente come fragola. Sant’Antonio cercò in modo particolare di pacificare le lotte e di reprimere l’usura, di liberare i prigionieri e di convertire i malvagi: sono tutte situazioni che non hanno niente a che fare con le fragole o con altre categorie che avevano scelto il frate francescano portoghese come protettore (ad esempio i calzettari e i sarti). Probabilmente la grande devozione al santo taumaturgo da parte di qualche “fravolaro” potrebbe aver determinato la scelta dello stesso come protettore.
Tornando al 13 giugno, in questo giorno nella Roma papalina le raccoglitrici di fragole organizzavano una festa a Campo de' Fiori, soprannominata il “Trionfo delle fragole”. Al centro della piazza, che poi sarebbe diventata la sede del principale mercato cittadino, proprio dove in origine era collocata la cosiddetta “Fontana delle Terrina”, che dal 1888 fece posto al monumento dedicato al filosofo e religioso Giordano Bruno (1548-1600), veniva allestito un enorme baldacchino con sopra un canestro del diametro di oltre due metri, al centro del quale veniva posta una statua raffigurante Sant'Antonio e, intorno a questa, le “fravolare” o “fragolare” o “fragolaie” disponevano una gran quantità di panierini stracolmi di questi succosi frutti. L’enorme canestro veniva sollevato e adagiato sulle teste di robusti popolani che si alternavano nel trasporto del pesante fardello portandolo in corteo per le vie del centro.
Lungo il percorso i cestini di fragole venivano regalati ai passanti dalle “fragolare”, il cui costume tradizionale era costituito da scarpe basse con fiocco, sottana liscia colorata con ricami in fondo, gonna rossa, giubbetto di velluto aperto sul davanti che lasciava intravedere la camicia bianca scollata. Qualcuna indossava anche un bustino nero e sulla testa, acconciata con trecce di capelli e nastri di colore, il tipico copricapo di pizzo bianco detto “mandrucella”. Durante questa festosa marcia tutti insieme, al suono del mandolino, del canascione (uno strumento a corde pizzicate per mezzo di plettro appartenente alla famiglia dei liuti), delle nacchere e delle tamburelle popolari, intonavano uno stornello in onore delle fragole e del santo: “Salutamo cor fischietto, Sant’Antonio benedetto, Trullallero trullallà, Tutti quanti a sfravolà”. Nel corso degli anni, dato anche il successo della manifestazione, il canestro venne rimpiazzato da carretti carichi di fragole, e la statuetta di Sant’Antonio veniva posta sul primo calessino del corteo che attraversava il centro storico di Roma. Arrivava, infatti, fino a piazza Barberini e poi, ridiscendendo per via del Corso, terminava davanti al Pantheon in piazza della Rotonda (anzi, più esattamente la “Ritonna”, nome con cui il popolino romano ha ribattezzato questo iconico monumento, oggi chiesa di Santa Maria ad Martyres, essendo l’edificio a pianta rotonda più grande di Roma) tra canti e balli e con una generosa distribuzione di fragole a tutto il popolo ivi radunato.
Di questa allegra manifestazione abbiamo ancora oggi diverse testimonianze, tra cui un disegno, datato 1822 e intitolato “Il trionfo delle fragole alla Rotonda”. Si tratta di un’opera dell’incisore, pittore e disegnatore trasteverino Bartolomeo Pinelli (1781-1835), stampato da Salvatore Marroni, altro incisore e calcografo attivo a Roma nella prima metà dell’Ottocento. In un acquerello realizzato nel 1833, Achille Pinelli (1809-1841), figlio di Bartolomeo, ha anch’egli immortalato la scena in cui le fragolaie, portando sulle spalle un'immagine di Sant'Antonio inghirlandata di verde, raccolgono mance dai loro avventori.
Nel 1870, il papa che allora era il Beato Pio IX (1846-1878), con l'arrivo dei Savoia si rinchiuse in Vaticano e Roma entrò in lutto: da allora tutte le feste dell’epoca papalina nell’Urbe vennero soppresse tra cui anche questa festosa ricorrenza.
In ogni caso le fragole sono ancora oggi una delle maggiori eccellenze agricole del Lazio e, in particolare, dei Castelli Romani. Il maggior produttore è il territorio di Nemi, dove crescono spontaneamente nel sottobosco lungo le pendici dei monti circostanti ma le piantine vengono anche coltivate: il ricco terreno di origine vulcanica e il microclima temperato del vicino omonimo bacino lacustre ne fanno un territorio d’elezione. Nei terrazzamenti sono coltivate fragole di due diverse varietà: le fragoline, piccole, tondeggianti e dolcissime (quelle di bosco hanno una forma più conica), ed i fragoloni. Si distingue per il colore rosso vivo, la forma leggermente allungata e le dimensioni ridotte, con un peso di circa 1,2 grammi. La polpa è biancastra, spesso tinta di rosso a completa maturazione e il sapore è mediamente dolce e acidulo, con un aroma molto intenso. Si tratta di un PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) del Lazio che già veniva indicato come tipico negli atti dell’Inchiesta Agraria, documento redatto tra il 1877 e il 1884 per esaminare lo stato dell’agricoltura del neonato Regno d’Italia dal conte Stefano Francesco Jacini (1826-1891), politico e senatore lombardo. Nei registri del Comune di Nemi è stata anni fa rinvenuta una delibera del 1922 che stabiliva le modalità per l’organizzazione dei festeggiamenti e per la distribuzione delle fragole lungo le vie del paese già a quei tempi e, a partire dal 1925, in questo borgo laziale viene organizzata, nella prima domenica di giugno, la “Sagra delle Fragole di Nemi” che oggi è uno degli eventi folkloristici più famosi d’Italia.
L’eccellenza del nostro territorio sta dunque proprio nell’aver saputo valorizzare i prodotti locali che si uniscono agli usi e i costumi diventando una ricchezza inestimabile.