Recentemente nel cuore di Roma e, precisamente, nella centralissima piazza San Silvestro, è stata montata una recinzione che ha subito catturato l’attenzione dei residenti della zona e dei tanti pendolari che lavorano nei numerosi uffici e negozi nei dintorni.
Si tratta invece dell’area di protezione, appositamente creata per ospitare una statua marmorea che è stata ricollocata nella sua posizione originaria. L’opera in questione è un monumento celebrativo la cui costruzione fu approvata dal Comune di Roma, concedendo lo spazio di piazza San Silvestro ed anche un contributo economico. Nel 1882 per erigerla fu bandito ed espletato un concorso, indetto da una commissione presieduta dal pittore anconetano Francesco Podesti (1800-1895), allora direttore dell'Accademia di San Luca e autore, in particolare, nel 1855 dell’intero ciclo pittorico storico-allegorico della Sala dell’Immacolata Concezione, nella Torre Borgia del Palazzo Apostolico Vaticano, a seguito della proclamazione del relativo dogma da parte del Beato papa Pio IX (1846-1878).
L’intento fu quello di celebrare il famoso poeta romano Pietro Metastasio nel centenario della morte. Questo letterato, che ricevette anche gli ordini minori per incrementare il suo prestigio sociale, venne infatti al mondo come Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi il 3 gennaio 1698, in una casa tuttora sita tra i rioni Parione e Regola, in via dei Cappellari 30, dove una lapide commemorativa ne ricorda i natali. Fu il letterato e giurista calabrese Gian Vincenzo Gravina (1664-1718), fondatore dell'Accademia dell'Arcadia, prestigiosa istituzione letteraria romana, che, attratto dal talento poetico e dal fascino del giovane Pietro, ne ellenizzò il cognome originario in "Metastasio" (dal greco methístemi che significa “trapasso”). Pietro Metastasio è stato uno dei più grandi poeti e drammaturghi del Settecento europeo e viene tuttora considerato innovatore e incontrastato dominatore del genere musicale del melodramma. A lui dobbiamo libretti d’opera leggendari, tra cui Didone abbandonata, Artaserse e Catone in Utica, musicati dai maggiori compositori dell’epoca, da Antonio Lucio Vivaldi (1678-1741) a Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Pietro Metastasio morì nel 1782 a Vienna, dove si era trasferito dal 1730, quando venne nominato poeta ufficiale della corte imperiale austriaca, ma, nonostante il successo internazionale, il legame con la sua città natale rimase indissolubile, tanto che lo si volle subito celebrare con una statua commemorativa, che venne collocata e inaugurata il 21 aprile 1886 a piazza San Silvestro di fronte al Palazzo delle Poste e Telegrafi.
Il suddetto concorso venne vinto dallo scultore fiorentino Emilio Pasquale Gallori (1848-1924), che poi si specializzò particolarmente nella realizzazione di monumenti celebrativi: in seguito gli fu commissionato anche quello dedicato a Giuseppe Garibaldi (1807-1882) sul Gianicolo (1895) e alle sue mani dobbiamo anche il completamento del monumento equestre in bronzo dedicato al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878), collocato dal 1910 al centro del Vittoriano, in seguito alla prematura scomparsa dello scultore friulano Enrico Chiaradia (1851-1901), che si era aggiudicato in un primo momento l’incarico.
La statua in marmo bianco del Metastasio è posta su un elegante piedistallo rifinito da cornici finemente intagliate ed arricchito da cartigli, poggiato su un basamento ornato da una ghirlanda di foglie di alloro intrecciata con i simboli del melodramma (una maschera e una lira) sul fronte e con il simbolo della nascita di Roma (la lupa capitolina entro lo scudo) sul retro. Il monumento rimase in piazza San Silvestro fino al 1910, quando, in concomitanza con la sistemazione degli slarghi previsti lungo la direttrice di corso Vittorio Emanuele II, asse viario aperto secondo le indicazioni del nuovo Piano Regolatore di Roma Capitale, venne spostato in piazza della Chiesa Nuova, non lontano dalla suddetta casa natale del poeta Metastasio e di fronte al borrominiano Oratorio dei Padri Filippini, luogo concepito in origine per la rappresentazione di melodrammi sacri.
Oggi, a distanza di oltre un secolo, ancora per esigenze urbanistiche, il monumento, effettuando il percorso inverso, è tornato così nel luogo in cui fu originariamente pensato e collocato, rendendo Roma un luogo la cui singolarità sta anche nell’inaspettata “mobilità” non solo di vecchie fontane ma persino di una statua.